Giornata Mondiale del Sonno: dormire poco fa male alla salute e può incidere su ipertensione, diabete e obesità

Giornata Mondiale del Sonno

DORMIRE POCO FA MALE ALLA SALUTE

E PUO’ INCIDERE SU IPERTENSIONE, OBESITA’ E DIABETE

Insonnia e alterazione dei ritmi circadiani determinano effetti a cascata su diversi organi, con potenziali implicazioni negative su alcune malattie croniche comuni. Parlare dei disturbi del sonno con il proprio medico di famiglia è fondamentale per intervenire nel modo più appropriato.

Circa 4 pazienti diabetici su 5 e 2 pazienti ipertesi su 5presentano sintomi di insonnia. È quanto emerge da alcuni recenti studi che hanno dimostrato la stretta correlazione tra disturbi del sonno e patologie del sistema cardio-metabolico quali l’ipertensione arteriosa[3] e il diabete di tipo II. Secondo gli studi, inoltre, il diabete rappresenta una delle maggiori comorbidità nei pazienti insonni e le persone affette da disturbi del sonno hanno un rischio di ipertensione arteriosa più alto del 300-500% rispetto a soggetti non insonni (indipendentemente da età, indice di massa corporea, diabete, consumo di alcool e fumo).

Si tratta di un’ulteriore conferma dell’importante ruolo svolto dal sonno nel mantenimento di una corretta salute psico-fisica: ogni alterazione del cosiddetto orologio biologico interno, infatti, si ripercuote anche su altre funzioni fisiologiche fondamentali come i livelli ormonali, la temperatura corporea, la pressione arteriosa, il tono dell’umore e il metabolismo energetico – dice il Prof. Lino Nobili, Responsabile del Progetto Sonno&Salute, Segretario della European Sleep and Research Society e Responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale Niguarda di Milano – Associata ai disturbi del sonno, all’ipertensione e al diabete, vi è spesso una ridotta produzione di melatonina, un ormone naturale prodotto nella ghiandola pineale che regola i ritmi circadiani e il funzionamento corretto dell’orologio biologico interno nell’arco delle 24 ore. Oltre ad intervenire sul ritmo sonno-veglia, infatti la melatonina ha un’azione diretta nella regolazione del metabolismo energetico e del glucosio nell’arco delle 24-h. Inoltre, agendo sui ritmi circadiani e conseguentemente sulla pressione arteriosa, può influenzare anche il sistema cardiovascolare.

Alla luce di queste evidenze, e grazie al contributo di Fidia Farmaceutici, riparte la seconda edizione del Progetto Sonno & Salute, quest’anno incentrata sulle comorbidità cardio-metaboliche dell’insonnia. Il progetto punta a sensibilizzare medici di medicina generale e specialisti (cardiologi, endocrinologi, geriatri, diabetologi, neurologi, internisti, psichiatri) sull’importanza di non sottovalutare i disturbi del sonno e favorire un corretto e tempestivo riconoscimento dei pazienti con questa tipologia di disturbi e l’adozione di un approccio diagnostico terapeutico adeguato.

Il progetto verrà realizzato sotto l’egida della World Sleep Society e con il supporto di AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno – Italian Association of Sleep Medicine), SIN (Società Italiana Neurologia – Italian Society of Neurology), SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa – Italian Society of Hypertension), SIMI (Società Italiana Medicina Interna – Italian Society of Internal Medicine) e AMD (Associazione Medici Diabetologi – Italian Association of Diabetologists).

“Il primo passo per il trattamento dell’insonnia è di tipo comportamentale e mira a correggere abitudini, aspettative e condotte che possono causare o perpetuare il disturbo.  Come trattamento farmacologico si utilizzano frequentemente i sedativo-ipnotici a emivita breve e la melatonina 2 mg a rilascio prolungato. Per i primi è consigliato l’utilizzo per brevi periodi, non oltre le quattro settimane, perché tendono a perdere la loro efficacia se assunti sistematicamente ogni notte per lungo tempo; inoltre l’assunzione cronica può avere effetti negativi sulla struttura del sonno stesso nonché sui livelli di vigilanza diurna e su alcune funzioni cognitive come memoria e attenzione – dice il Prof. Nobili – La somministrazione di melatonina a rilascio prolungato 2mg è consigliata come prima intenzione in soggetti insonni che hanno superato i 55 anni. Studi clinici hanno dimostrato che questa formulazione, risincronizzando il ritmo circadiano sonno-veglia, riduce significativamente il tempo di addormentamento e migliora sia la qualità del sonno sia le performance diurne. Il trattamento non dà assuefazione ed è approvato per una somministrazione di 13 settimane continuative, anche in presenza di altre terapie in soggetti con comorbidità come gli ipertesi e i diabetici.”

 

Fonte: Ufficio Stampa

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