Rischio cardiometabolico: la prevenzione cardiometabolica può salvare vite e sistema sanitario

Pressione alta, glicemia, colesterolo e sovrappeso sono fattori di rischio da non sottovalutare. Uno studio presentato a Roma evidenzia l’urgenza di investire nella prevenzione cardiometabolica per ridurre infarti, ictus e costi sanitari.
Rischio cardiometabolico: una minaccia silenziosa per milioni di italiani
In Italia, uno su due tra i 40 e i 69 anni presenta un rischio cardiometabolico medio-alto, pur non avendo mai avuto episodi cardiovascolari. Una condizione spesso sottovalutata, ma che può aumentare in modo significativo la probabilità di incorrere in infarto o ictus nei dieci anni successivi.
Il dato allarmante emerge da un incontro tenutosi a Roma, promosso da TEA Group con il contributo non condizionante di Sanofi, che ha coinvolto clinici, istituzioni e stakeholder per rilanciare un messaggio fondamentale: la prevenzione cardiometabolica è oggi una priorità assoluta.
Malattie cardiovascolari: la prima causa di morte in Italia
Nonostante i progressi della medicina, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di morte nel nostro Paese. Eppure, in gran parte, sarebbero evitabili.
I principali fattori di rischio cardiometabolico sono noti, misurabili e – soprattutto – modificabili:
- Ipertensione arteriosa
- Colesterolo alto
- Glicemia elevata
- Sovrappeso e obesità
- Inattività fisica
- Fumo
Individuare precocemente queste condizioni consente interventi mirati – sia comportamentali (dieta, attività fisica) che farmacologici – in grado di abbattere il rischio cardiovascolare e migliorare le aspettative di vita.
Screening cardiometabolico: lo strumento che può fare la differenza
Al centro del dibattito, lo screening cardiometabolico di popolazione è stato indicato come la strategia più efficace per intercettare i soggetti a rischio prima che si ammalino.
Un recente studio dimostra che:
- Ogni 1€ investito in prevenzione genera 1,60€ di ritorno economico
- Tre decessi su quattro per eventi cardiovascolari potrebbero essere evitati
- Il costo sanitario delle malattie cardiometaboliche supera i 24 miliardi di euro all’anno, tra spese dirette e indirette
Integrare le attività di medicina generale, farmacie, laboratori e centri specialistici consente di creare una rete capillare sul territorio, in grado di trasformare la prevenzione in un atto quotidiano, accessibile a tutti.
Non solo salute: la prevenzione come investimento economico
Il rischio cardiometabolico non è solo una questione clinica, ma anche una leva di politica sanitaria ed economica.
Agire per tempo significa:
- Ridurre i ricoveri ospedalieri
- Diminuire la mortalità precoce
- Garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale
Il messaggio è chiaro: non possiamo più permetterci di ignorare la prevenzione. In un Paese che invecchia rapidamente, puntare sugli screening e sull’educazione alla salute è l’unica strada per assicurare un futuro sostenibile e una migliore qualità della vita.
Guarda il video integrale dell’evento
La prevenzione cardiometabolica nei soggetti a rischio medio-alto: il ritorno economico di un programma di screening di popolazione
Conclusione
Il rischio cardiometabolico va affrontato oggi, non domani. Ogni ritardo nella diagnosi e nella presa in carico dei pazienti si traduce in vite spezzate e costi insostenibili. Prevenire è possibile. Ma per farlo servono consapevolezza, investimenti e una rete sanitaria integrata che metta davvero la salute del cuore al centro delle politiche pubbliche.
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