Rischio cardiovascolare e renale: la diagnosi precoce passa dal test uACR presentato da Boehringer Ingelheim

Rischio cardiovascolare e renale: la diagnosi precoce passa dal test uACR presentato da Boehringer Ingelheim

L’esame delle urine per il rapporto albumina/creatinina (uACR) permette di rilevare il danno renale silente e il rischio cardiovascolare prima della comparsa dei sintomi. L’integrazione di questo biomarcatore nei percorsi territoriali consente di prevenire fino all’80% delle complicanze maggiori e ottimizzare le risorse sanitarie.

ROMA – Un esame delle urine a basso costo ma ancora sottoutilizzato nella medicina territoriale può ridefinire la prevenzione del rischio cardiovascolare e renale. È quanto emerso a Roma durante il convegno “Rischio cardiovascolare e malattia renale: il valore di un test per la diagnosi precoce”, promosso da Boehringer Ingelheim all’interno della prima Settimana europea dello screening cardiovascolare sostenuta dalla Commissione Europea.
L’attenzione dei clinici si concentra sul test uACR, il rapporto tra albumina e creatinina urinaria. Il test consente di intercettare micro-alterazioni a livello renale e vascolare con largo anticipo rispetto alle indagini tradizionali, aprendo la strada a interventi tempestivi mirati a bloccare la progressione del danno.
Come sottolineato da Nedim Pipic, Country Managing Director di Boehringer Ingelheim Italia:
«Fino all’80% delle malattie cardiovascolari può essere prevenuto. È qui che tutti insieme dobbiamo agire sulla prevenzione, diagnosi precoce e anche gli strumenti semplici, veramente semplici, che possiamo fare per individuare il rischio prima che diventi malattia».
La gestione anticipata del rischio rappresenta un pilastro strategico dinanzi ai trend demografici attuali. Ilenia Malavasi, componente della Commissione XII (Affari sociali) della Camera dei Deputati, ha ricordato:
«Riuscire a prevenire e a investire in una buona prevenzione primaria significa anche invecchiare meglio, allungare il tempo di vita, ma anche la qualità della vita e riuscire anche a risparmiare comunque sul sistema sanitario nazionale».
Sul piano prettamente clinico, la compromissione dei reni resta a lungo invisibile. Giuseppe Grandaliano, Direttore UOC Nefrologia del Policlinico Gemelli e professore ordinario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha spiegato:
«L’uACR invece è un marker estremamente precoce di un danno renale, anche prima di una riduzione della funzione renale. Per questo è fondamentale per avere una diagnosi precoce. Ricordiamoci che la malattia renale può decorrere in maniera assolutamente asintomatica, non abbiamo segni. Per fare diagnosi, l’unica possibilità che abbiamo è appunto ricorrere a questi due marcatori: l’uACR e la creatininemia».
I dati dell’indagine condotta da IQVIA mettono tuttavia in luce importanti colli di bottiglia nei percorsi di cura territoriali, a partire dall’assenza di un codice prescrittivo univoco e dalle difformità analitiche nei laboratori.
Per superare queste barriere, la roadmap illustrata durante i lavori sollecita una standardizzazione metodologica. Michele Mussap, Direttore di Medicina di Laboratorio presso la Fondazione Ospedale Villa Salus e IRCCS San Camillo di Venezia, oltre che rappresentante SIBioC, ha evidenziato l’importanza di allineare i criteri di refertazione:
«È importantissimo nell’era del fascicolo sanitario elettronico, perché questo rende assolutamente confrontabili i risultati nel tempo tra laboratori diversi».
L’obiettivo prioritario condiviso da istituzioni e società scientifiche è rendere l’esame uACR accessibile e prescrivibile di routine, strutturando percorsi assistenziali omogenei in grado di intercettare precocemente i pazienti a rischio su tutto il territorio nazionale.

 

 

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