Obesità oltre la bilancia: i farmaci incretino-mimetici proteggono organi e metabolismo al workshop “Incretine e salute metabolica”
L’obesità è una patologia cronica complessa che richiede un approccio integrato: i farmaci incretino-mimetici non si limitano a garantire riduzioni ponderali significative, ma proteggono organi bersaglio quali cuore, fegato e articolazioni, riducendo l’infiammazione sistemica e migliorando la fertilità e la salute mentale dei pazienti.
ROMA – L’eccesso ponderale non è una debolezza individuale né un problema puramente estetico, ma il segnale visibile di una patologia infiammatoria sistemica che minaccia gli organi vitali. Nella Capitale, specialisti di diversi ambiti clinici si sono riuniti in occasione del secondo workshop “Incretine e salute metabolica”, incontro dedicato alla gestione clinica di sovrappeso, obesità e comorbidità correlate, realizzato con il contributo non condizionante di Lilly.
Il cambio di paradigma terapeutico poggia sulla comprensione delle azioni extra-ponderali delle molecole di nuova generazione. A delineare la portata del cambiamento è il Prof. Andrea Fabbri, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata: «Il motivo del convegno è di capire quali sono, oltre il calo del peso che comunque è molto forte, cioè tra il 15 e il 25% del peso iniziale, le azioni oltre il calo ponderale: protezione del cuore, protezione del fegato, riduzione della neuroinfiammazione, miglioramento della fertilità nelle ragazze con ovaio policistico, miglioramento dello stato metabolico nella donna che entra in menopausa e anche le metodologie per mantenere il peso perso». Fabbri chiarisce inoltre che la riduzione della massa muscolare osservata «è comunque analoga a quella delle diete senza farmaco, perché è un muscolo che diventa meno infiammato e quindi più performante».
L’impatto dell’infiammazione cronica si fa sentire pesantemente anche sull’apparato osteoarticolare, compromettendo la mobilità quotidiana. Il Prof. Carlo Perricone, Associato di Reumatologia all’Università degli Studi di Perugia, spiega: «Per quel che riguarda la reumatologia, il ruolo delle incretine è molto importante e sembrerebbe esserlo sempre di più. Abbiamo studi interessanti che suggeriscono come questa classe di molecole agisca riducendo il peso, migliorando il benessere, riducendo il dolore che è componente fondamentale di alcune malattie, in particolar modo nell’artrosi, e potenzialmente migliorando la performance dei farmaci che modificano l’attività di malattia nei soggetti obesi o sovrappeso».
Sul versante epatico, l’accumulo di grasso viscerale apre la strada a lesioni progressive che possono sfociare nella steatoepatite non alcolica e in danni strutturali d’organo. «Le incretine rappresentano una svolta importante della medicina moderna perché consentono di controllare alcuni fenomeni fisiologici dell’organismo», evidenzia il Prof. Luca Miele, Direttore UOS Clinica del Pre-trapianto di Fegato al Policlinico Gemelli di Roma. «Sul fegato hanno dimostrato di ridurre il grado di infiammazione e il grasso epatico, ma soprattutto, in una buona percentuale di casi, anche la fibrosi. Ci sono risultati decisamente incoraggianti».
L’asse metabolico esercita un ruolo primario anche lungo l’intero arco della vita riproduttiva femminile, influenzando le funzioni endocrine dall’adolescenza fino alla post-menopausa. Il Prof. Costanzo Moretti, Ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, illustra il percorso diagnostico: «Questa sindrome si chiamerà sindrome poliendocrina metabolico-ovarica, in cui l’aspetto ovarico nel corso della vita della donna è fondamentale. È un’evoluzione che vede legate le azioni di endocrinologi, ginecologi e dermatologi per caratterizzare bene la condizione metabolica e curarla con farmaci dotati di azione antinfiammatoria, capaci di correggere le disfunzioni alla base della patogenesi».
La sinergia tra metabolismo e sistema nervoso centrale trova applicazione clinica anche nella gestione dei disturbi psichiatrici, dove le terapie farmacologiche determinano spesso incrementi ponderali a elevato rischio cardiovascolare. La Prof.ssa Cinzia Niolu, Direttrice UOC Psichiatria al Policlinico Tor Vergata, sottolinea l’importanza di queste strategie: «Le incretine sono aiuti fondamentali che stiamo cominciando a usare anche nel nostro campo. L’associazione con i farmaci per disturbi psichiatrici sta dando buoni risultati: non solo riducono il rischio cardiovascolare e metabolico, ma migliorano in qualche modo anche le performance cognitive dei pazienti».
La gestione dell’obesità si allontana così definitivamente dall’idea di un percorso basato sulla privazione calorica per diventare una precisa strategia clinica mirata alla prevenzione delle complicanze sistemiche e alla salvaguardia dell’aspettativa di salute.
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