Antimicrobico-resistenza: SIMIT e società scientifiche presentano al Ministero della Salute le proposte per arginare l’emergenza
Il Ministero della Salute ha ospitato a Roma il terzo appuntamento del progetto di awareness “La sanità che vorrei”, promosso da SIMIT insieme alle principali società scientifiche nazionali, per presentare un piano straordinario di contrasto alle infezioni ospedaliere e all’antimicrobico-resistenza (AMR).
Un terzo dei decessi europei per infezioni correlate all’assistenza si registra in Italia: SIMIT e i partner scientifici chiedono un’alleanza immediata tra istituzioni, clinici e cittadini per ottimizzare l’uso degli antibiotici, promuovere la prevenzione vaccinale e finanziare l’accesso alle nuove molecole di riserva.
I numeri italiani descrivono un quadro epidemiologico drammatico. Come sottolineato durante il confronto istituzionale, nella nostra nazione si registrano circa 10.000 morti all’anno correlate a infezioni da batteri resistenti, su un totale stimato di circa 30.000 decessi annui nell’intera Unione Europea.
“La nostra nazione ha un problema serio con questo tipo di infezioni, perché un terzo delle infezioni europee avviene sul nostro territorio”, spiega la Prof.ssa Cristina Mussini, Presidente SIMIT. “È necessaria una chiamata alle armi di tutti gli stakeholder, politici, scientifici, clinici e della popolazione per ottimizzare l’uso degli antibiotici e farne un utilizzo appropriato”.
Per rispondere a questa minaccia, SIMIT ha attivato due programmi strutturali su scala nazionale: Resistimit, una raccolta di dati clinici e terapeutici sui pazienti con sepsi da germi multiresistenti, e il progetto Insieme, mirato alla prevenzione. “Nel progetto Insieme implementiamo la prevenzione delle sepsi da germi multiresistenti, applicando le buone pratiche cliniche di controllo delle infezioni in 50 centri italiani con un modello hub & spoke per formare a cascata altre strutture periferiche”, aggiunge la Presidente Mussini.
Il primo baluardo contro la trasmissione dei patogeni in ospedale rimane l’igiene di base. Il Dott. Giovanni Cenderello, Vicepresidente SIMIT, ricorda l’importanza fondamentale di protocolli rigorosi: “Le mani dell’operatore sono il veicolo principale di trasmissione dei germi insieme alla colonizzazione rettale. È cruciale eseguire lo screening all’ingresso e ripetere il lavaggio delle mani nei cinque momenti indicati dall’OMS. Un’aderenza superiore al 70% blocca la trasmissione da paziente a paziente”.
L’impatto dell’AMR è particolarmente severo sulla popolazione anziana. “Oggi in Italia contiamo 16 milioni di over-60, tra cui 3-4 milioni di persone non autosufficienti”, interviene la Prof.ssa Virginia Boccardi, Vicepresidente SIGOT. “Dobbiamo attuare un cambio culturale nella leadership sanitaria: il geriatra è centrale perché prende in carico la persona a 360 gradi e può personalizzare le cure riducendo l’uso inappropriato di terapie”.
La prevenzione primaria si affida in modo cruciale alle coperture vaccinali. Come spiegato dal Dott. Enrico Di Rosa, Presidente SITI, l’aumento delle vaccinazioni nei bambini e negli adulti si traduce in una riduzione diretta del consumo complessivo di antibiotici.
“La prevenzione vaccinale per influenza, Covid, virus respiratorio sinciziale e pneumococco riduce la prescrizione di antibiotici per infezioni virali trattate erroneamente”, conferma il Prof. Giovanni Sotgiu del Consiglio Superiore di Sanità. “Dobbiamo superare l’esitazione vaccinale. Anche la vaccinazione contro l’herpes zoster negli anziani evita lesioni che spesso vengono interpretate male dal punto di vista diagnostico, portando a prescrizioni inappropriate di antibiotici”.
Sul piano organizzativo, il monitoraggio dell’applicazione territoriale delle linee guida è l’obiettivo della coalizione CARE, le cui raccomandazioni sono disponibili online. “Con il progetto CAR abbiamo verificato l’implementazione del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) a livello regionale per individuare le best practice e risolvere le criticità”, dichiara Valeria Fava, Responsabile Politiche della Salute di Cittadinanzattiva.
La risposta strutturale della governance passa anche dall’ottimizzazione delle risorse umane. “Il progetto OYS, coordinato da Agenas, è l’unico attivo in Europa sulla pianificazione del personale sanitario”, aggiunge Rosanna Sovani, Partner di LS Cube Studio Legale, evidenziando la necessità di modelli predittivi e del coinvolgimento sinergico degli stakeholder tecnici e politici.
Sul fronte legislativo e delle risorse, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto importanti novità inserendo gli antibiotici di riserva nel Fondo Innovativi dei Farmaci con uno stanziamento di 100 milioni di euro, che si aggiunge ai 120 milioni in tre anni destinati alla formazione del personale sanitario all’interno del PNCAR.
“Questo strumento consente di sostenere la ricerca industriale, portando ai clinici 6-7 nuove molecole salvavita”, spiega il Prof. Massimo Andreoni del Consiglio Superiore di Sanità, auspicando che i tempi di autorizzazione tra il via libera dell’EMA e l’effettiva disponibilità in Italia vengano ulteriormente contratti. “La SIMIT sta facendo grandi progressi ma per governare questo fenomeno complesso serve una legge di Stato ad hoc”.
Un impegno condiviso anche a livello parlamentare. “Siamo impegnati a trovare percorsi comuni”, conclude l’On. Luciano Ciocchetti, Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali. “Attraverso il lavoro dell’Intergruppo parlamentare One Health e le iniziative del Ministero della Salute, stiamo lavorando per introdurre buone pratiche stabili, ridurre il consumo di farmaci e supportare l’igiene e i dispositivi monouso nelle strutture ospedaliere”.
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