Assise Nazionale HappyAgeing: cinque proposte per ridisegnare la prevenzione vaccinale dell’anziano
Un nuovo documento tecnico-scientifico dimostra che investire nelle immunizzazioni degli over 65 riduce drasticamente i ricoveri e genera un ritorno economico per lo Stato che passa da 14 a 19 euro per ogni euro speso
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A Roma si è aperta l’Assise Nazionale sulla Prevenzione delle Malatte Infettive nell’Anziano promossa da HappyAgeing, l’Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo. Al centro del dibattito politico e sanitario c’è un radicale cambio di paradigma: comprendere quanto costi alle casse pubbliche non fare prevenzione.
L’intera strategia si basa su un nuovo documento tecnico-scientifico in 10 capitoli che analizza l’impatto clinico ed economico delle vaccinazioni. Da questa analisi scaturiscono cinque precise proposte operative destinate a ridisegnare il prossimo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.
“Garantire una longevità in salute non è più solo una sfida demografica, ma una necessità strutturale per l’intero Paese”, ha dichiarato Michele Conversano, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di HappyAgeing. L’obiettivo primario è superare le barriere dell’esitazione e la diffusa sottostima del rischio tra la popolazione.
Oggi gli ultra sessantacinquenni rappresentano un quarto della popolazione italiana. In questa fascia d’età, l’efficacia clinica e la cost-efficacia dei vaccini sono supportate da evidenze incontrovertibili, sia dal punto di vista del pagatore pubblico che dell’intera società.
Sul piano puramente economico, i dati internazionali confermano che investire in prevenzione nell’adulto e nell’anziano fa salire il ritorno sull’investimento (ROI) da 14 a 19 euro per ogni euro speso. “I vaccini convengono al Servizio Sanitario Nazionale perché risparmiano ricoveri, farmaci e accessi in pronto soccorso”, spiega il Professor Silvio Tafuri, Ordinario di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
I benefici indiretti calcolati dai modelli dinamici includono l’alleggerimento del carico sul caregiver e la tutela della funzione sociale dell’anziano. Tra le grandi priorità tecnologiche e scientifiche non ancora implementate spicca l’urgenza di inserire formalmente nel calendario nazionale la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale. Un contributo fondamentale alla causa arriva anche dall’analisi della Professoressa Giovanna Elisa Calabrò dell’Università degli Studi di Cassino.
Per trasformare i dati epidemiologici in adesione reale è cruciale il ruolo dei corpi intermedi e dei sindacati dei pensionati, capaci di fare informazione capillare sul territorio. “Possiamo produrre comunicazione scritta ma soprattutto relazionarci con le persone nelle nostre sedi per scardinare l’insicurezza e la sottovalutazione del rischio”, sottolinea Tania Scacchetti, Segretaria Generale SPI CGIL.
La capillarizzazione dell’offerta vaccinale deve superare i confini dei soli uffici d’igiene e degli ambulatori dei medici di medicina generale. Le cinque proposte operative spingono per un accesso diffuso che includa gli ospedali, i poliambulatori, le case di comunità e la rete delle farmacie sul territorio.
“Siamo qui presenti perché questa rappresenta una situazione di emergenza nazionale che attraverso le azioni dell’alleanza e del sindacato possiamo affrontare meglio”, ha confermato Annamaria Foresi, Segretario Nazionale FNP CISL. Le fa eco Carmelo Barbagallo, Segretario Generale UIL Pensionati: “Dobbiamo cambiare questa cultura e questa mentalità, promuovendo la salute come diritto e dovere quotidiano. Vaccinarsi fa bene”.
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I modelli farmacoeconomici e le nuove tecnologie offrono ai decisori politici tutti gli strumenti per avviare scelte orientate al valore della sanità pubblica. La sfida per il prossimo Piano Nazionale si gioca sulla prossimità e sulla capacità di restituire ai cittadini una fiducia solida nelle istituzioni sanitarie.
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