Sclerosi multipla: la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla ridefinisce a Roma la roadmap della ricerca

Sclerosi multipla: il Congresso Scientifico Annuale della FISM traccia le nuove linee guida per intercettare i segnali invisibili della malattia e bloccarne la progressione prima della comparsa dei sintomi, ponendo la sclerosi multipla come modello globale per la gestione delle patologie neurodegenerative.

Sclerosi multipla: il Congresso Scientifico Annuale della FISM traccia le nuove linee guida per intercettare i segnali invisibili della malattia e bloccarne la progressione prima della comparsa dei sintomi, ponendo la sclerosi multipla come modello globale per la gestione delle patologie neurodegenerative.

A Roma, il Congresso Scientifico Annuale della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) ha ridefinito la roadmap internazionale della ricerca in linea con le indicazioni di salute pubblica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La neurologia moderna vive così una rivoluzione che sposta il baricentro dalla gestione del danno biologico alla prevenzione strategica.

“Abbiamo parlato al congresso sottolineando il ruolo che la sclerosi multipla può avere come modello, perché ci sono tanti aspetti che possono essere di modello per tante malattie neurologiche, anche per tante malattie croniche” spiega Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM. Questo approccio innovativo risulta determinante anche per lo sviluppo delle future politiche sanitarie e organizzative.

La ricerca scientifica avanzata si concentra oggi su diagnosi e terapie precoci. L’obiettivo della medicina d’anticipo è lavorare direttamente sui fattori di rischio ambientali e biologici per interrompere la catena evolutiva della patologia.

L’identificazione dei meccanismi biologici che precedono i sintomi offre concrete prospettive di prevenzione primaria. Gli studi coordinati dall’epidemiologo Alberto Ascherio ad Harvard hanno dimostrato che il virus di Epstein-Barr è un fattore necessario allo sviluppo della sclerosi multipla. A questo si aggiungono le recenti conferme sul ruolo chiave del deficit di vitamina D.

Intervenire in anticipo garantisce la tenuta economica dei sistemi sanitari universalistici come quello italiano. “Fare prevenzione costa molto meno che curare” evidenzia Marco Salvetti, Professore di Neurologia all’Università Sapienza. Il risparmio in termini di risorse economiche si traduce contemporaneamente in una drastica riduzione della sofferenza umana.

La frontiera clinica si sposta verso una medicina ricostruttiva e rigenerativa, superando i vecchi approcci demolitivi. L’obiettivo è restituire a organi e tessuti neurologici danneggiati la loro esatta dimensione strutturale e funzionale originaria.

I riflettori della comunità scientifica internazionale sono puntati sulle terapie avanzate. In particolare, i trattamenti con cellule staminali neurali hanno iniziato la fase due mostrando dati preliminari promettenti nel prevenire la disabilità. Parallelamente, la terapia genica sperimenta tecniche per sostituire i geni danneggiati con varianti sane.

I nuovi criteri diagnostici permettono oggi al clinico di trattare la risposta radiologica isolata, visibile solo tramite risonanza magnetica prima della manifestazione conclamata della patologia. In questo percorso, l’approccio farmacologico precoce agisce in sinergia con i protocolli di neuroriabilitazione avanzata.

“La riabilitazione non è solo fare ginnastica, ma la riabilitazione è terapeutica” afferma Paola Zaratin, Direttore della Ricerca Scientifica FISM. L’accesso tempestivo ai trattamenti riabilitativi rappresenta lo strumento principale per mantenere e preservare le funzioni biologiche.

L’efficienza dei processi di cura si misura anche attraverso l’integrazione di tecnologie robotiche, strumenti digitali e biomarcatori capaci di monitorare la stabilità clinica. L’analisi dei fluidi biologici come sangue e liquor permette di variare la terapia prima della comparsa di una ricaduta acuta.

Questo modello di gestione precoce estende la sua efficacia clinica allo studio delle patologie rare correlate, un tempo considerate varianti della sclerosi multipla. Entità distinte come la NMSD e lo spettro MOGAT rispondono oggi a terapie mirate, grazie a nuovi farmaci registrati che agiscono su bersagli molecolari specifici come l’interleuchina 6.

La risposta clinica si completa con la centralità della persona all’interno del percorso di ricerca. Il coinvolgimento diretto e l’aderenza terapeutica rappresentano infatti oltre il 50% del successo di una terapia. Attraverso l’istituzione dell’Engagement Coordination Team, i pazienti partecipano attivamente alla valutazione dei progetti scientifici.

Costruire una società inclusiva e priva di barriere significa far convergere l’eccellenza della ricerca scientifica con la valorizzazione dell’esperienza umana. Il bilancio dell’impegno istituzionale si misura sulla capacità di trasformare le relazioni e la condivisione delle storie personali in una spinta decisiva verso l’inclusione sociale.

🎥 Guarda il servizio completo per ascoltare le interviste:

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