Giornata mondiale contro le epatiti 2026: diagnosi, vaccini e cure per abbattere le barriere

Giornata mondiale contro le epatiti 2026: diagnosi, vaccini e cure per abbattere le barriere

Nella Giornata mondiale del 28 luglio, AISF richiama l’attenzione sulle infezioni ancora sommerse e sull’accesso tempestivo a screening e trattamenti

In sintesi. Le epatiti virali non sono tutte uguali: per A e B esistono vaccini, l’epatite C può essere curata con antivirali ad azione diretta e per la Delta sono disponibili nuove opzioni terapeutiche. La priorità è individuare le infezioni non diagnosticate, collegare rapidamente le persone alle cure e rafforzare la prevenzione, compresa la sicurezza alimentare.

Giornata mondiale contro le epatiti: perché parlarne oggi

Il 28 luglio si celebra la Giornata mondiale contro le epatiti. Il tema 2026 dell’Organizzazione mondiale della sanità, “Hepatitis: Let’s Break It Down”, invita a rimuovere le barriere economiche, sociali e organizzative che separano le persone da prevenzione, test, trattamento e assistenza.

In Italia l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), insieme alla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) ed EpaC ETS, rilancia lo stesso obiettivo con la campagna “Abbattiamo le barriere”. Il punto non è soltanto disporre di strumenti efficaci, ma fare in modo che arrivino alle persone giuste, nel momento giusto.

Epatite C: lo screening fa emergere le infezioni nascoste

L’epatite C può restare silenziosa per anni. Senza diagnosi e trattamento, l’infezione cronica può favorire fibrosi, cirrosi e tumore del fegato. Per questo lo screening è decisivo anche quando non sono presenti sintomi.

Secondo i dati riportati da AISF sulla base del programma nazionale, oltre 3,1 milioni di persone hanno aderito allo screening e sono state individuate più di 20.000 infezioni da HCV prima non diagnosticate; oltre 4.500 riguardavano persone della popolazione generale senza fattori di rischio noti.

L’identificazione, però, è solo il primo passaggio: un risultato positivo deve essere seguito dalla conferma diagnostica, dalla valutazione specialistica e dall’accesso rapido alla terapia. Gli antivirali ad azione diretta consentono oggi di ottenere la guarigione virologica nella grande maggioranza dei pazienti, con trattamenti generalmente brevi e ben tollerati. La scelta terapeutica resta sempre di competenza del medico.

Epatite B e Delta: vaccinazione, test e follow-up

La vaccinazione universale contro l’epatite B ha cambiato profondamente l’epidemiologia dell’infezione in Italia. Rimane comunque necessario individuare chi convive con un’infezione cronica senza saperlo e assicurare controlli regolari, perché il virus può provocare malattia epatica cronica e complicanze.

Un’attenzione specifica riguarda l’epatite Delta, causata dall’HDV e possibile soltanto in presenza del virus dell’epatite B. È una forma particolarmente aggressiva: nei pazienti con HBV è quindi importante valutare il test per HDV, secondo le indicazioni cliniche, per non ritardare diagnosi e accesso ai trattamenti disponibili.

Epatite A ed E: aumentano le segnalazioni

Le epatiti A ed E sono generalmente acute e richiedono una sorveglianza diversa rispetto alle forme croniche B, C e Delta. I dati definitivi 2025 del sistema SEIEVA, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, mostrano 631 casi di epatite A, rispetto ai 443 del 2024. Nei primi tre mesi del 2026 è stato osservato un ulteriore aumento, soprattutto in Lazio, Campania e Puglia.

Tra i fattori associati all’aumento dell’epatite A figurano il consumo di frutti di mare e la trasmissione sessuale tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. La prevenzione comprende igiene, sicurezza degli alimenti e vaccinazione delle persone a rischio e dei contatti dei casi, secondo le indicazioni sanitarie.

Per l’epatite E, nel 2025 sono stati notificati 92 casi contro i 70 dell’anno precedente. L’ISS riferisce che 86 casi su 92 erano autoctoni; il 51,2% aveva segnalato consumo di carne di maiale cruda o poco cotta e il 9,8% consumo di carne di cinghiale cruda o poco cotta. Cuocere adeguatamente queste carni è una misura concreta di riduzione del rischio.

Qual è il messaggio per i cittadini?

Non esiste un unico test o un’unica strategia valida per tutte le epatiti. Il percorso dipende dal tipo di virus, dall’età, dai fattori di rischio, dalla storia vaccinale e dalle condizioni cliniche. In presenza di dubbi, esposizioni a rischio o alterazioni degli esami del fegato, è opportuno parlarne con il medico, evitando autodiagnosi.

Oggi disponiamo di strumenti fino a poco tempo fa impensabili”, ricorda il professor Giacomo Germani, segretario AISF. Il traguardo, aggiunge l’associazione, è intercettare le infezioni quando sono ancora silenti, prima che si sviluppino le complicanze più gravi.

Domande frequenti sulle epatiti virali

Quali epatiti si possono prevenire con un vaccino?

Sono disponibili vaccini contro l’epatite A e l’epatite B. Non esiste attualmente un vaccino contro l’epatite C; la vaccinazione anti-HBV previene anche l’infezione da HDV, che può verificarsi solo insieme all’epatite B.

L’epatite C si può guarire?

Sì. Gli antivirali ad azione diretta possono eliminare il virus nella grande maggioranza dei pazienti. Diagnosi, scelta del trattamento e controlli devono essere gestiti dal medico.

Perché lo screening HCV è importante anche senza sintomi?

Perché l’infezione può restare silenziosa a lungo. Individuarla prima consente di trattarla e ridurre il rischio di danno epatico e trasmissione.

Come si riduce il rischio di epatite A ed E legato agli alimenti?

Sono importanti igiene e corretta preparazione dei cibi: evitare frutti di mare crudi o non sicuri e cuocere completamente carne di maiale e cinghiale. Per l’epatite A, nelle categorie indicate, è disponibile la vaccinazione.

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Fonti

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico, la diagnosi o un trattamento personalizzato.

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