Al Senato la prima indagine nazionale dell’Alleanza sul Dolore: un quarto degli italiani convive con la sofferenza cronica

dolore cronico in italia - Al Senato la prima indagine nazionale dell'Alleanza sul Dolore: un quarto degli italiani convive con la sofferenza cronica

Un quarto della popolazione nazionale convive quotidianamente con il dolore cronico, ma il 57% di chi ha una diagnosi non segue un percorso di cura. Presentata al Senato l’indagine dell’Alleanza sul Dolore, che chiede riforme urgenti e l’inserimento della patologia nei Lea del SSN.

La presentazione della prima indagine nazionale promossa dall’Alleanza sul Dolore, svoltasi presso la Biblioteca Spadolini del Senato della Repubblica, ha tracciato una fotografia drammatica su oltre 1.200 pazienti affetti da dolore cronico in Italia. I dati raccolti confermano che la sofferenza quotidiana si traduce in una sistematica rinuncia ai progetti di vita, condizionando il lavoro, gli affetti e la socialità.

I numeri emersi dal campione analizzato descrivono un impatto invalidante sul quotidiano, di fronte al quale il mondo associazionistico risponde sollecitando riforme concrete. “I dati sono abbastanza pesanti e abbiamo scoperto che il 57% delle persone pur avendo una diagnosi non segue un percorso di cura“, ha dichiarato Luca Savarese, Vicepresidente e Cofondatore di Health Engine. “La gran parte dei nostri intervistati ha il dolore da più di 5 anni e il dolore è insopportabile ed è tra gli 8 e il 10 nei momenti più acuti che sono quotidiani”.

L’obiettivo comune delle associazioni è l’unione delle voci per rendere visibile ciò che è rimasto a lungo sommerso, trasformando il dolore da fattore limitante a priorità assoluta dell’agenda sanitaria. “Mettere insieme le nostre voci ci permette di dare voce e di rendere visibile il dolore cronico che spesso è ancora oggi sottovalutato, sottostimato e anche non diagnosticato”, ha sottolineato Alessandra Sorrentino, Presidente di Alleanza Cefalalgici. Quando diventa cronico, ha aggiunto, “è un dolore che ci impedisce di vivere, ci costringe a sopravvivere“.

Dalla richiesta di aiuto dei pazienti si passa alla risposta della comunità scientifica, che si scontra prima di tutto con la necessità di estendere le competenze specialistiche oltre l’ambito della terminalità. “La terapia del dolore riguarda mal di schiena, dolori cronici, dolori articolari, dolore anche neuropatico e anche dolore oncologico”, ha precisato il Prof. Marco Mercieri, Direttore UOSD Terapia del Dolore dell’Ospedale Sant’Andrea – Università La Sapienza di Roma. “Ma sono cose molto diffuse”.

Per governare questa complessità, la moderna algologia richiede un approccio radicalmente multidisciplinare capace di unire i clinici e le reti territoriali. “Il dolore cronico è una malattia vera e propria e necessita di essere affrontata in maniera multidisciplinare”, ha confermato il Dott. Giuliano De Carolis, Dirigente Medico Anestesista presso l’AOUP di Pisa, definendo l’iniziativa “un punto di partenza per poter andare nella direzione di dare aiuto, sostegno e dignità alla cura del dolore in Italia“.

A frenare questa visione integrata è però un deficit formativo strutturale, ovvero la mancanza di un insegnamento specifico della materia all’interno dei percorsi universitari. “Una delle difficoltà che c’è nel trovare una risposta è la mancanza di conoscenza o di informazione rispetto alla presenza della terapia del dolore”, ha spiegato la Dott.ssa Laura De Martini, Responsabile dell’Unità Terapia del Dolore all’IRCCS Maugeri di Pavia. Questa carenza si traduce sul territorio in un profondo disorientamento del malato.

La soluzione risiede nella creazione di reti integrate e PDTA dedicati in grado di guidare il paziente nel Servizio Sanitario Nazionale. “L’orientamento lo otteniamo integrando le reti specialistiche con le reti di terapia del dolore“, ha rimarcato il Dott. Ezio Morizzo, Responsabile del Centro Terapia del Dolore Ospedaliero ASL. I percorsi diagnosticoterapeutici assistenziali, infatti, consentono una diagnosi precoce e un risparmio importante dal punto di vista socioeconomico.

All’interno di queste reti assistenziali, l’appropriatezza terapeutica trova un alleato fondamentale nell’innovazione tecnologica. “Con impianti di stimolazione midollare che sono a basso impatto per i pazienti, riusciamo a dare qualità di vita negli anni a venire di queste pazienti, parliamo di 10-12 anni”, ha evidenziato il Dott. Massimo Innamorato, Direttore UOC Terapia del Dolore dell’Azienda della Romagna. La tecnologia, ha aggiunto, deve essere vista come una “qualità sociale”.

I dispositivi medici di ultima generazione hanno un impatto decisivo per la messa in sicurezza dei malati complessi. “Pensiamo appunto a pazienti con impianti di neurostimolatori, questi portano a un incremento della qualità di vita del paziente perché azzerano il loro dolore“, ha confermato la Dott.ssa Domenica Mamone, Direttrice UO Gestione Dispositivi Medici Farmaceutica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, ricordando l’evoluzione dei dispositivi per il controllo della neuropatia diabetica farmacoresistente.

Spetta ora alle istituzioni definire la cornice normativa per garantire l’accesso uniforme alle cure su tutto il territorio nazionale. “Il dolore cronico deve entrare all’interno del Sistema Sanitario Nazionale come patologia riconosciuta“, ha scandito la Sen. Elena Murelli, Capogruppo della Commissione Sanità e Affari Sociali del Senato. Una battaglia di civiltà che punta a superare la frammentazione regionale e a restituire alle persone il diritto fondamentale a esistere pienamente. “La migliore conclusione non è il diritto a non soffrire, è il diritto a vivere, perché questo poi vogliono le persone”, ha concluso Teresa Petrangolini, Coordinatrice e Fondatrice dell’Alleanza sul Dolore.

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