L’onco-ematologia del futuro: anticipare il cancro con terapie mirate e di precisione
La lotta contro il cancro sta attraversando una rivoluzione copernicana. Non si tratta più solo di prolungare la sopravvivenza, ma di intercettare la malattia nelle sue fasi più precoci, personalizzare capillarmente le cure e migliorare la qualità di vita dei pazienti. È questo il messaggio centrale emerso a Milano durante l’evento in cui Johnson & Johnson ha fatto il punto sulla sua pipeline e sul futuro della ricerca oncologica ed ematologica. Un impegno testimoniato anche dagli oltre 50 abstract presentati quest’anno ai prestigiosi congressi internazionali ASCO ed EHA.
Con 390 mila nuovi casi di tumore registrati in Italia solo nel 2025 e quasi 4 milioni di persone che convivono con una diagnosi oncologica, la sfida sanitaria del secolo richiede risposte concrete e sinergie di sistema.
La visione: la salute come motore di progresso sociale
L’obiettivo strategico è ambizioso: diventare la prima azienda al mondo entro il 2030 nell’onco-ematologia. Ma l’innovazione scientifica ha valore solo se si traduce in un impatto reale per la società.
«In Johnson & Johnson siamo convinti che aiutare le persone a vivere una vita più lunga e sana, investendo nella ricerca e nella prevenzione, crei valore ben oltre l’assistenza sanitaria, sostenendo la società anche da un punto di vista socio-economico», ha dichiarato Alessandra Baldini, Direttrice medica, Innovative Medicine di Johnson & Johnson Italia. «L’innovazione deve arrivare davvero a chi ne ha bisogno. La salute non va vista come una spesa, ma come uno dei principali motori del progresso sociale e della prosperità a lungo termine in Italia».
- Garantire un percorso di cura fluido e tempestivo indipendentemente dal territorio.
- Assicurare un accesso uniforme ai test diagnostici molecolari, indispensabili per la medicina di precisione.
- Ematologia: verso la “cura funzionale” nel mieloma e la flessibilità nella leucemia
I progressi più evidenti della ricerca si toccano con mano nell’ambito dei tumori del sangue, in particolare nel mieloma multiplo e nella leucemia linfatica cronica (LLC).
Mieloma Multiplo: l’era delle CAR-T e dei bispecifici
L’evoluzione terapeutica degli ultimi vent’anni ha trasformato il mieloma da patologia fatale a malattia cronica e controllabile. L’arsenale terapeutico si è arricchito di quattro soluzioni avanzate, tra cui l’anticorpo anti-CD38 (recentemente rimborsato in prima linea), anticorpi bispecifici e la terapia cellulare CAR-T, già approvata a partire dalla seconda linea di trattamento.
L’opinione dell’esperto: «L’introduzione di terapie innovative, come le CAR-T, che consentono un approccio ‘one-shot’ con risposte profonde e durature, e degli anticorpi bispecifici a somministrazione sottocutanea, ha ampliato in modo significativo le possibilità terapeutiche», spiega Alessandro Corso, Direttore UOC di Ematologia dell’Ospedale di Legnano (ASST Ovest Milanese). «Oggi non parliamo più soltanto di prolungare la sopravvivenza, ma di raggiungere una vera e propria cura funzionale».
Leucemia Linfatica Cronica: più tempo libero dalla terapia
Un vero e proprio cambio di paradigma sta interessando la LLC, dove si sta passando da trattamenti continuativi a lungo termine a regimi terapeutici a durata fissa.
L’opinione dell’esperto: «Grazie alla combinazione di farmaci biologici mirati, siamo in grado di ottenere risposte profonde e durature, permettendoci di sospendere il trattamento dopo un periodo stabilito», commenta Giacomo Loseto, Dirigente Medico della UOC di Ematologia e Terapia Cellulare dell’IRCCS Oncologico di Bari e Coordinatore del TEAM Multidisciplinare dei linfomi. «Questo restituisce tempo e qualità di vita alle persone, liberandole dalla routine della terapia quotidiana».
Tumori solidi: la rivoluzione chemio-free nel polmone e la precocità nella prostata
Anche l’oncologia solida beneficia dell’identificazione delle alterazioni genetiche e molecolari, permettendo di superare i limiti della chemioterapia tradizionale.
Tumore del polmone: combinazioni mirate e formulazioni sottocutanee
Nel carcinoma polmonare con mutazioni EGFR, i riflettori sono puntati sulla combinazione di un anticorpo monoclonale bispecifico (diretto contro EGFR e MET) associato a un inibitore tirosin-chinasico di terza generazione.
L’opinione dell’esperto: «La chemioterapia tende oggi ad essere integrativa più che essenziale principio di cura grazie allo sviluppo di terapie target innovative», illustra Diego Cortinovis, Direttore della struttura complessa di Oncologia Medica presso la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza e Professore Associato di Oncologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. «L’innovazione passa inoltre attraverso la possibilità di impiego della formulazione sottocutanea dell’anticorpo bispecifico, che consente un beneficio concreto per il paziente in termini di qualità di vita e maneggevolezza».
Tumore della prostata e urotelioma: l’approccio perioperatorio
Nel campo dei tumori genito-urinari, l’attenzione è rivolta sia alle terapie mirate per il carcinoma uroteliale metastatico con mutazioni FGFR, sia alle nuove strategie per il tumore prostatico (compresse a doppia azione contro le mutazioni BRCA e inibitori del recettore degli androgeni).
L’opinione dell’esperto: I dati dello studio Proteus, presentati all’ASCO, evidenziano l’efficacia di un approccio perioperatorio nel tumore della prostata, integrando l’inibitore del recettore degli androgeni direttamente al trattamento chirurgico. «Questo sostiene la necessità di offrire un trattamento sempre più precoce con un potenziale di miglioramento degli esiti a lungo termine e la possibilità di ridefinire la gestione dei pazienti con malattia localizzata aggressiva sottoposti a chirurgia», conclude Alberto Briganti, Professore Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Programma di Chirurgia Robotica all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
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