Chetoacidosi diabetica e continuità assistenziale: a Roma il confronto promosso da Italian Health Policy Brief

Chetoacidosi diabetica e continuità assistenziale: a Roma il confronto promosso da Italian Health Policy Brief

La gestione della chetoacidosi diabetica richiede un ponte solido tra pronto soccorso e territorio. Un confronto promosso a Roma da Italian Health Policy Brief individua nello screening pediatrico, nell’uniformità dei protocolli medici e nella tecnologia i pilastri per evitare i ricoveri e proteggere i pazienti dopo le dimissioni.

A Roma si è tenuto un importante momento di confronto promosso dall’Italian Health Policy Brief per accendere i riflettori sulla gestione della chetoacidosi diabetica. La complicanza acuta del diabete di tipo 1 colpisce ogni anno tra il 4% e l’8% degli adulti, ma rappresenta soprattutto la forma con cui la malattia si manifesta per la prima volta in tantissimi bambini e adolescenti.

L’esordio in chetoacidosi, purtroppo, riguarda ancora oltre il 40% dei casi pediatrici. L’obiettivo dell’incontro è definire un percorso assistenziale integrato che eviti la disconnessione tra l’emergenza in ospedale e il ritorno a casa.

L’Italia si è dotata di una legge per lo screening preventivo della popolazione pediatrica, uno strumento fondamentale per intercettare il diabete prima che si scateni l’evento acuto. Parallelamente, nei reparti di emergenza occorrono protocolli omogenei con consulti diabetologici tempestivi.

“L’informazione deve passare attraverso campagne che aiutino la popolazione a conoscere questo problema e ad arrivare all’eventuale situazione di chetoacidosi con una consapevolezza maggiore, evitando ritardi di accesso al pronto soccorso”, spiega Fabiano Marra, Presidente di Diabete Italia. “Attraverso screening di popolazione potremmo arrivare a gestire gli esordi senza la chetoacidosi”.

Quando il paziente lascia il presidio sanitario, il rischio di una nuova crisi resta elevato se manca una presa in carico pianificata sul territorio. In questa fase il ruolo delle associazioni diventa determinante per affiancare le famiglie.

“L’associazione pazienti è l’anello mancante nella catena tra ospedale e territorio e nella quotidianità della persona con diabete”, evidenzia Alessandra Parisi di FAND Associazione Italiana Diabetici. “Svolgiamo un vero e proprio accompagnamento per far riconoscere i sintomi in maniera precoce ed evitare che da un’iperglicemia si sviluppi un evento critico acuto”.

La prima linea di difesa resta comunque la medicina generale, che segue la maggioranza dei pazienti adulti affetti da diabete mellito di tipo 2.

“È importante che il medico eserciti un’azione di informazione sul buon controllo della patologia e sull’aderenza terapeutica”, sottolinea il Dott. Gerardo Medea della SIMG. “Bisogna evitare i fattori di rischio responsabili della complicanza, come la disidratazione nei periodi estivi, raccomandando di bere abbondantemente e controllare la glicemia con tutti i presidi a disposizione”.

A consolidare la rete territoriale interviene l’innovazione tecnologica. Dispositivi per il monitoraggio continuo della glicemia e sistemi di misurazione costante dei ketoni permettono di cogliere tempestivamente le anomalie metaboliche. Una gestione vicina al domicilio del paziente che trasforma la cura della cronicità in un percorso sicuro.

🎥 Guarda il video per ascoltare le interviste integrali degli esperti e approfondire tutti gli aspetti trattati.

Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità in tema di medicina, salute, benessere e prevenzione, ricordati di iscriverti al nostro canale YouTube ufficiale: 👉 YouTube.com/PianetaSalute e attiva la campanella 🔔 per non perdere i prossimi servizi.

Continua a leggere il nostro magazine PianetaSalute.online e seguici sui nostri canali social ufficiali per far parte della nostra community dedicata alla divulgazione scientifica autorevole.

#Diabete #Chetoacidosi #PrevenzioneSalute #SanitaTerritoriale #ItalianHealthPolicyBrief