Sanità territoriale a rischio paralisi: al 58° Congresso SUMAI Assoprof la proposta dell’Accordo Collettivo Unico
Al 58° Congresso Nazionale SUMAI Assoprof a Roma, specialisti e istituzioni chiedono un Accordo Collettivo Nazionale Unico per integrare ospedale e territorio, superare le incompatibilità professionali e dotare di personale le Case della Comunità, evitando il collasso dei pronto soccorso davanti a 18 milioni di malati cronici.
ROMA – La riforma dell’assistenza territoriale rischia di infrangersi contro la carenza di organico: senza un piano straordinario di reclutamento, le nuove strutture di prossimità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza resteranno scatole vuote. Al 58° Congresso Nazionale del SUMAI Assoprof (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria), riunito a Roma, medici specialistici ambulatoriali e vertici istituzionali hanno tracciato la rotta per scongiurare il blocco dell’assistenza di base.
La priorità indicata è chiara: governare la presa in carico dei 18 milioni di malati cronici oggi presenti in Italia, sottraendoli alle liste d’attesa dei poliambulatori e riducendo la pressione sui presidi ospedalieri d’urgenza. Attualmente, infatti, il 65% degli accessi nei pronto soccorso riguarda codici bianchi e verdi, ovvero pazienti a bassa intensità clinica che dovrebbero ricevere risposte tempestive sul territorio.
Nel corso della sua relazione, Antonio Magi, Segretario Generale del SUMAI Assoprof, ha evidenziato le criticità applicative del DM 77 e del PNRR: «Le Case della Comunità non sono poliambulatori, ma strutture che servono proprio a svuotare i poliambulatori e a prendere in carico i malati cronici. Mancano gli specialisti e mancano gli infermieri. Per riempirle, la proposta del SUMAI è creare un Accordo Collettivo Nazionale unico, rendendo strutturale quanto avviene da 18 anni con le ore di specialistica ambulatoriale in ospedale: un Capo A per il territorio e un Capo B per i presidi ospedalieri. La convenzione costa meno della dipendenza e libererebbe risorse per adeguare le retribuzioni dei medici, oggi tra le più basse d’Europa».
Magi ha rimarcato l’urgenza di superare i vincoli normativi che impediscono la flessibilità operativa: «Il ministro ha garantito il suo impegno per eliminare le incompatibilità che oggi impediscono ai professionisti di muoversi tra ospedale, territorio e medicina generale».
Sul fronte istituzionale, l’onorevole Ugo Cappellacci, Presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha condiviso la direttrice sindacale per completare la rete territoriale: «Lo stimolo del SUMAI è condivisibile: irrobustire le Case della Comunità con i medici in convenzione e con gli specialisti, insieme ai medici di medicina generale e agli infermieri di comunità. Abbiamo un sistema pubblico d’eccellenza per l’alta complessità, ma persistono carenze nella sanità territoriale che le 1.065 Case della Comunità devono colmare uniformemente sul territorio nazionale».
Il nodo centrale resta quello della copertura finanziaria e del fabbisogno di personale. La senatrice Beatrice Lorenzin, intervenuta nel dibattito parlamentare del congresso, ha posto l’accento sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: «Il 7% del PIL destinato alla sanità non è un vezzo, ma una richiesta tangibile delle Regioni per garantire almeno la copertura dell’inflazione. Il sistema è in crisi per carenza di risorse, di organizzazione e di riforme, a partire da quella del personale e della medicina del territorio che attendiamo da anni».
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