Leucemia Linfatica Cronica: a Trieste la nuova frontiera delle cure “a tempo” che dicono addio alla chemioterapia

Leucemia Linfatica Cronica: svolta con la terapia a durata fissa.

Addio chemioterapia e farmaci a vita. La tappa di Trieste sulla Leucemia Linfatica Cronica svela i vantaggi dei nuovi trattamenti a durata predefinita per la qualità di vita dei pazienti.

TRIESTE – La Leucemia Linfatica Cronica (LLC) rappresenta la forma di leucemia più frequente nel mondo occidentale, una diagnosi che tradizionalmente portava con sé il peso di trattamenti chemioterapici e l’idea di una “cronicità” da gestire per tutta la vita. Oggi, però, lo scenario sta cambiando radicalmente.

Grazie all’innovazione farmacologica, si sta passando da terapie continuative a trattamenti a “durata fissa”, che permettono di sospendere i farmaci dopo un periodo prestabilito, migliorando significativamente la qualità di vita. Questo cambio di paradigma è stato al centro della sesta tappa della campagna itinerante “Faccia a faccia con la LLC”, promossa da AbbVie e svoltasi a Trieste. L’evento ha visto un confronto diretto tra clinici di eccellenza del Friuli Venezia Giulia, associazioni pazienti (AIL) e specialisti della comunicazione sanitaria, per ridisegnare il dialogo terapeutico.

Perché questa evoluzione è importante?

La Leucemia Linfatica Cronica ha un impatto epidemiologico significativo, specialmente con l’avanzare dell’età. Come illustrato dal Professor Francesco Zaja, direttore della struttura complessa di ematologia dell’ASU Giuliano Isontina, questa patologia costituisce circa il 30% di tutte le leucemie.

“L’età media di insorgenza è di 70 anni”, spiega Zaja. In una regione come il Friuli Venezia Giulia, con una popolazione anziana numerosa, ci si attendono circa 60 nuovi casi l’anno, ma la prevalenza (il numero totale di persone che convivono con la malattia) è molto alta proprio a causa della sua natura cronica. La malattia è eterogenea: alcune forme sono indolenti e richiedono solo osservazione, altre necessitano di trattamento immediato. In questo contesto, l’obiettivo non è più solo prolungare la sopravvivenza, ma garantire una qualità di vita elevata, stringendo una vera “alleanza terapeutica” che accompagni il paziente dalla diagnosi al follow-up.

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Cosa cambia concretamente nelle cure?

Siamo di fronte a una doppia rivoluzione, come sottolinea il Dottor Jacopo Olivieri, ematologo presso l’ASU Friuli Centrale di Udine.

  1. Addio alla Chemioterapia: Il primo grande passo è stato l’abbandono quasi totale dei protocolli chemioterapici tradizionali in favore delle “terapie target”. Si tratta di agenti biologici intelligenti che colpiscono bersagli specifici delle cellule malate, risparmiando maggiormente quelle sane, calibrati sul profilo biologico del singolo paziente.
  2. Dalla Terapia Continua alla Durata Fissa: La seconda, e forse più impattante rivoluzione per la quotidianità, riguarda la durata. Le prime terapie target erano “continuative”: efficaci, ma da assumere cronicamente, finché funzionavano, portando con sé il rischio di una tossicità che si accumula nel tempo. “La terapia a durata fissa ci ha permesso di mantenere una terapia a bersaglio mirata, ma di ridurre la durata a due anni o anche ad un anno in alcuni casi”, spiega Olivieri. Questo riduce drasticamente gli effetti collaterali a lungo termine: una volta sospeso il farmaco, questi tendono ad azzerarsi.

Qual è l’impatto psicologico e sulla qualità di vita?

Il beneficio non è solo clinico, ma profondamente psicologico. Convivere con una malattia “cronica” e l’obbligo di assumere farmaci ogni giorno è un peso notevole per il paziente.

La possibilità di avere una data di fine trattamento cambia la prospettiva temporale. Il paziente non si sente più un “malato a tempo indeterminato”. Come ricorda il Dott. Olivieri: “Riuscire a trasformare una patologia cronica in una patologia più definita nel tempo, è sicuramente un’ottima notizia per i pazienti”, che recuperano una libertà dall’impegno quotidiano della cura con un riflesso immediato sul proprio benessere psicofisico.

Dalla teoria alla pratica clinica: la personalizzazione

È fondamentale sottolineare che, sebbene la terapia a durata fissa rappresenti una frontiera entusiasmante e già disponibile, la LLC rimane una malattia molto eterogenea. Non esiste un approccio unico valido per tutti. La scelta del percorso terapeutico – se osservare, se iniziare una terapia target continuativa o a durata fissa – dipende dalle caratteristiche biologiche specifiche della malattia e dalle condizioni generali del paziente. È compito dell’ematologo, nel contesto di quella “alleanza terapeutica” citata durante l’evento di Trieste, definire la strategia migliore per ogni singolo caso.

Per approfondire ulteriormente i temi trattati durante la tappa di Trieste e ascoltare direttamente le voci dei clinici e delle associazioni coinvolte in questo importante cambiamento di paradigma, vi invitiamo a guardare il servizio completo realizzato dalla redazione di Pianeta Salute TG.

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