Meningite e adolescenti: il 30% non ha la certezza del vaccino, l’allarme dei pediatri FIMP
Il trenta per cento degli adolescenti italiani non ha la certezza di aver ricevuto la profilassi vaccinale contro la meningite
L’allarme è emerso al ventesimo Congresso nazionale della FIMP a Napoli, dove i pediatri hanno acceso i riflettori sulla protezione che si riduce nel tempo e sulle disuguaglianze territoriali nell’offerta di sanità pubblica.
La Giornata mondiale contro la meningite, celebrata il 5 ottobre, riporta al centro del dibattito la protezione dei più giovani e le zone d’ombra che persistono nella copertura immunitaria durante il passaggio verso l’età adulta. Secondo un’indagine condotta da Human8 e promossa da GSK in sei Paesi, ben il trenta per cento degli adolescenti nel nostro Paese non sa o non è sicuro di essere stato vaccinato.
Il tema è stato approfondito nel corso del ventesimo Congresso nazionale scientifico della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), conclusosi a Napoli. L’appuntamento ha rappresentato un momento di confronto cruciale per i pediatri di famiglia, chiamati a intercettare i bisogni di salute di una fascia d’età che spesso cerca risposte online, smarrendosi tra fonti non verificate.
Il valore del pediatra di famiglia e la continuità delle cure
Il monitoraggio della salute dei ragazzi poggia su fondamenta solide fin dalle prime fasi della vita. Come evidenziato dal presidente nazionale FIMP, Antonio D’Avino, «il pediatra di famiglia ha un osservatorio privilegiato perché è quel sanitario che si occupa dei bambini fin dai primi giorni di vita», instaurando con le famiglie una relazione duratura basata sulla fiducia reciproca.
Tuttavia, con la crescita dei figli, questo legame deve evolversi per trasformarsi in un’occasione concreta di prevenzione. Prima che il giovane paziente transiti verso il medico di medicina generale, è necessario programmare un check-up globale. A tal proposito, Martino Barretta, coordinatore dell’Area Vaccini e Immunizzazioni FIMP, sottolinea l’importanza di sfruttare questa finestra temporale per valutare lo stato di salute generale e completare i cicli di immunizzazione.
La protezione nel tempo e le disuguaglianze regionali
Un interrogativo frequente tra i genitori riguarda la durata della copertura immunitaria acquisita durante l’infanzia. La risposta clinica arriva dalla professoressa Chiara Azzari, docente di Pediatria all’Università degli Studi di Firenze e all’Ospedale Meyer, la quale spiega che «chi è stato vaccinato nei primi anni di vita è protetto per un certo numero di anni, ma come per molte vaccinazioni abbiamo bisogno a volte nella vita di fare un ulteriore richiamo per proteggerci ancora tanti e tanti anni», indicando nell’inizio dell’adolescenza il momento ideale per consolidare lo scudo protettivo dei giovani adulti.
Sul fronte della sanità pubblica, permane tuttavia una forte criticità legata alle disparità geografiche. Le politiche vaccinali non sono uniformi sul territorio nazionale: «Il luogo in cui una famiglia vive può ancora incidere sull’offerta di prevenzione che riceve», denuncia il presidente FIMP Antonio D’Avino, ribadendo che «tutti i bambini abbiano le stesse opportunità di cura, indipendentemente dal codice di avviamento postale».
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