Malattie cardiovascolari, al Senato gli esperti chiedono un Piano Nazionale: 206 mila decessi l’anno e 42 miliardi di costi
Gli Stati Generali della Salute Cardiovascolare chiedono al Ministero della Salute una cabina di regia urgente per varare un Piano Nazionale allineato agli standard europei del Safe Hearts Plan, puntando su screening precoce, farmacie di prossimità e continuità di cura oltre l’ospedale.
In occasione della Giornata Mondiale del Cuore, l’Intergruppo parlamentare per le malattie cardio, cerebro e vascolari ha riunito in Senato clinici, società scientifiche e istituzioni per gli Stati Generali della salute cardiovascolare. L’obiettivo è arginare la prima causa di morte nel nostro Paese, responsabile di oltre 206.000 decessi annui e di una spesa complessiva pari a 42 miliardi di euro, tra costi sanitari diretti e impatto sociale.
Al centro dei lavori parlamentari c’è il Policy Brief redatto dalla piattaforma Meridiano Cardio di TEHA Group, documento programmatico che chiede di uniformare le strategie italiane agli indirizzi europei del Safe Hearts Plan.
«Chiediamo al Ministero della Salute l’attivazione di una cabina di regia che possa proprio lavorare al piano», ha spiegato Rossana Bubbico, coordinatrice di Meridiano Cardio per TEHA Group. «Un piano che deve essere coerente con i pilastri del piano europeo, trattare in maniera approfondita promozione della salute, diagnosi precoce, screening e percorsi di cura, definendo un set di indicatori per misurarne l’attuazione e contrastare le disuguaglianze territoriali».
La risposta alla patologia non può limitarsi al solo ambito ospedaliero, dove l’assistenza italiana vanta già parametri di assoluto rilievo. Lo studio Bring Up ha registrato un calo della mortalità ospedaliera al 2,8% per l’infarto miocardico acuto, un risultato ampiamente migliore rispetto alla media registrata a livello europeo.
«In prevenzione secondaria e nel trattamento degli acuti andiamo molto bene», ha sottolineato il dottor Massimo Grimaldi, presidente dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri). «Sappiamo però che se vogliamo essere più efficaci dobbiamo evitare che il paziente entri nell’ospedale. La prevenzione primaria è un modo di investire molto meglio i nostri soldi, perché quanto prima agiamo, tanto più efficaci siamo per il sistema salute».
Il passaggio dall’intervento d’urgenza alla diagnosi tempestiva assegna un ruolo baricentrico alla formazione medica e alla gestione dei profili a rischio. Il professor Gianfranco Sinagra, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC), ha evidenziato come le società scientifiche abbiano lo scopo di curare «nel contesto di coloro che sono sani, ma portatori di fattori di rischio per poter sviluppare una patologia. È una responsabilità clinica importante, insieme a quella di formare gli operatori, educare le comunità e promuovere ricerca partendo dai bisogni reali delle persone».
Nel ridisegnare la sanità di prossimità, il presidio delle farmacie dei servizi offre una prima risposta diagnostica territoriale accessibile e diffusa.
«La prevenzione è l’unica maniera in questo momento per dare una risposta veramente reale ai cittadini nel senso della prossimità», ha dichiarato il dottor Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (FOFI). «I farmacisti hanno acquisito esperienza sul campo e una preparazione universitaria differente: sono in grado di dare risposte che vanno dall’elettrocardiogramma all’analisi orientativa dei parametri sanguigni fino alle vaccinazioni, rafforzando la sanità territoriale e garantendo l’equilibrio dei conti».
Resta infine cruciale la rivalutazione dell’alta tecnologia interventistica, dalle procedure coronariche guidate da imaging intracoronarico all’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI).
«La procedura tecnica fa parte di un’appropriatezza di percorso e non è più un atto isolato legato al solo rimborso o DRG», ha rimarcato il dottor Alfredo Marchese, presidente del GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica). «Non è la procedura di TAVI che inizia e finisce nel momento in cui si impianta la protesi: c’è un percorso di screening della patologia valvolare che viene prima e la presa in cura del paziente che viene subito dopo. La procedura è un momento di messa a fuoco, non il processo finale».
Guarda il video per ascoltare le interviste integrali degli esperti e approfondire tutti gli aspetti trattati.
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