Leucemia linfoblastica acuta: AIFA approva la rimborsabilità in prima linea per blinatumomab
L’anticorpo bispecifico blinatumomab ottiene la rimborsabilità da AIFA fin dalla diagnosi per la leucemia linfoblastica acuta. La combinazione con la chemioterapia azzera la malattia minima residua e innalza la sopravvivenza complessiva al 70%, raggiungendo l’80% nei pazienti adulti fino a 40 anni.
ROMA – L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato la rimborsabilità di blinatumomab fin dalla diagnosi per i pazienti con leucemia linfoblastica acuta, aprendo all’immunoterapia d’esordio anche nell’adulto. La decisione recepisce le evidenze degli studi clinici internazionali e italiani, che dimostrano un netto abbattimento del rischio di recidiva quando il farmaco viene integrato subito nei protocolli terapeutici standard.
La patologia resta la neoplasia più diffusa in ambito pediatrico, dove costituisce il 25% di tutti i tumori infantili, con un’incidenza massima compresa tra i 3 e i 7 anni pari a circa 90 nuovi casi per milione di soggetti.
Come illustrato dal Prof. Franco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica dell’IRCCS Ospedale Bambino Gesù di Roma: «La leucemia linfoblastica acuta è certamente una malattia che può essere definita rara, ma ricordiamo che è il tumore più frequente dell’età pediatrica. Si può manifestare a qualsiasi età, tuttavia il picco di incidenza è tra i 3 e i 7 anni».
Nella popolazione adulta la gestione clinica ha mostrato storicamente le maggiori criticità, con tassi di controllo a lungo termine fermi tra il 40% e il 50%. I risultati dei protocolli E1910 e 2317 hanno segnato il cambio di passo definitivo, evidenziando il valore dell’anticipazione terapeutica.
La Prof.ssa Sabina Chiaretti, Professore Associato di Malattie del Sangue presso la Sapienza Università di Roma, ha sottolineato: «Non ci liberiamo del tutto della chemioterapia perché quello che si è visto essere efficace è la combinazione tra chemioterapia e il farmaco. I risultati pubblicati dallo studio americano e da quello italiano hanno dimostrato come questo approccio migliori nettamente la prognosi: se vent’anni fa non superava il 40-50%, adesso siamo riusciti ad ottenere tassi di sopravvivenza del 70%, che salgono all’80% nei pazienti fino a 40 anni».
Dal punto di vista farmacologico, la molecola opera come un connettore cellulare: recluta i linfociti T sani e li indirizza selettivamente contro le cellule tumorali residue, impedendo loro di proliferare nuovamente.
«È un farmaco il cui percorso di ricerca e sviluppo dura da molto tempo», ha chiarito Carmen Nuzzo, Medical Development Director Oncoematologia di Amgen Italia. «All’inizio siamo partiti nelle fasi più avanzate, nella malattia recidivata e severa. Piano piano stiamo anticipando l’utilizzo in fasi molto più precoci, garantendo una sopravvivenza ottimale a chi presenta queste caratteristiche biologiche».
Accanto ai dati laboratoristici e di corsia emerge la dimensione umana del percorso oncologico. La gestione della diagnosi investe l’intero assetto familiare, rendendo determinante la trasparenza tra sanitari, malati e caregiver.
A ribadirlo è Paolo Tallini, caregiver e autore del romanzo “Tante belle persone” (opera da cui è nato il cortometraggio “Sangue Bianco”): «Oggi il messaggio che voglio lanciare è che la comunicazione che porta informazione è fondamentale in qualunque ambito sociale e tecnico, per aumentare la consapevolezza delle situazioni che si stanno vivendo e affrontarle nel modo più opportuno e adeguato».
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