Tumore al seno: i test genomici riducono del 45% le chemioterapie inappropriate, ma AIOM avverte sui divari regionali
I test genomici per il carcinoma mammario ormonodipendente permettono di evitare trattamenti chemioterapici non necessari in oltre il 45% delle pazienti. Il bilancio dell’Osservatorio Nazionale AIOM evidenzia progressi clinici rilevanti, ma sollecita un ampliamento del fondo ministeriale per azzerare le disparità di accesso tra le Regioni.
MILANO – L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha presentato a Milano il bilancio dell’Osservatorio Nazionale sui Test Genomici. L’indagine documenta l’impatto clinico della profilazione biologica nel carcinoma mammario, evidenziando una svolta verso la massima appropriatezza terapeutica e la tutela della qualità di vita delle pazienti.
La comprensione dell’eterogeneità molecolare ha ridefinito la gestione clinica della neoplasia, superando l’approccio terapeutico uniforme. La de-escalation chemioterapica si traduce in un minor tasso di complicanze fisiche e psicologiche per la donna, garantendo al contempo un’allocazione virtuosa delle risorse sanitarie.
«Il tumore della mammella non è un’unica entità, ma è rappresentato da più tipi di tumori diversi, e ciascuno necessita di un trattamento specifico», spiega la Dott.ssa Carmen Criscitiello, Consigliere Nazionale AIOM. «Oggi disponiamo di chemioterapia, terapia endocrina, inibitori di CDK4/6 e inibitori di PARP in caso di mutazioni germinali BRCA1 e BRCA2. Non diamo a tutte le donne tutto quello di cui disponiamo: selezioniamo cosa somministrare sulla base del rischio di recidiva e dei test genomici. Nella malattia triplo-negativa l’immunoterapia ha modificato lo scenario, mentre nella forma HER2-positiva l’avvento dei farmaci anti-HER2 in combinazione alla chemioterapia ha cambiato la storia clinica».
Il valore diagnostico dei saggi multigenici incide in modo diretto sull’esperienza di cura e sul percorso di guarigione. Individuare con esattezza le pazienti che non traggono reale beneficio dalla chemioterapia evita trattamenti invasivi non necessari.
«Fino a poco tempo fa, quando non c’erano ancora i test genomici, le pazienti rischiavano di fare nel 30% dei casi una chemioterapia inutile», sottolinea Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia. «Oggi esiste un fondo che il Ministero della Salute ha messo a disposizione delle Regioni affinché il patologo possa indicare ai clinici quale paziente può evitare la chemioterapia. È un risultato determinante perché conosciamo le conseguenze fisiche che una donna affronta in percorsi di questo tipo».
Il monitoraggio nazionale segnala tuttavia importanti disparità territoriali nell’accesso alle risorse diagnostiche. Mentre diverse realtà virtuose registrano tassi di impiego ottimali, persistono aree in cui l’accesso alle analisi risulta limitato.
«L’indagine diagnostica è ormai linea guida per i tumori ormonodipendenti, riducendo di oltre il 45% la chemioterapia delle nostre pazienti», evidenzia la Dott.ssa Alessandra Fabi, Consigliere Nazionale AIOM e Responsabile di Medicina di Precisione in Senologia al Policlinico Gemelli di Roma. «Negli ultimi due anni abbiamo fatto passi da gigante e molte Regioni registrano un utilizzo superiore al 100% delle stime, ma in quattro o cinque territori il test non è ancora prescrivibile con la numerosità necessaria. Il Fondo Nazionale deve essere necessariamente ampliato per permettere a tutte le donne con tumore mammario ormonodipendente di usufruire di questa opportunità di cura».
La ricerca estende ora l’indagine molecolare alla fase preoperatoria per preservare l’integrità anatomica della paziente attraverso la chirurgia conservativa.
«I risultati di questi due anni ci hanno fornito informazioni prima inimmaginabili, consentendo di evitare mesi di sofferenza non indispensabili», conclude il Prof. Corrado Tinterri, Direttore della Breast Unit dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano. «L’obiettivo attuale riguarda i tumori ormonosensibili di grandi dimensioni che precludono un approccio conservativo. Valutare il test genomico sulla biopsia preoperatoria permetterà di comprendere in anticipo la risposta del tumore, consentendo dopo il trattamento una chirurgia conservativa sia sulla mammella sia sui linfonodi».
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