Endometriosi: via libera AIFA alla terapia orale che riduce il ricorso alla chirurgia, la svolta presentata da Theramex a Milano
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato una nuova terapia orale per l’endometriosi che blocca la progressione delle lesioni e controlla il dolore pelvico. Il trattamento personalizzato offre un’alternativa concreta all’intervento chirurgico per tre milioni di pazienti in Italia.
MILANO – Una terapia orale flessibile, capace di garantire una risposta clinica superiore ai trattamenti tradizionali e di ridurre significativamente la necessità di interventi chirurgici. È l’innovazione terapeutica per l’endometriosi presentata a Milano da Theramex Italia a seguito del via libera formale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). La novità farmacologica punta a trasformare la gestione clinica di una condizione cronica e infiammatoria che interessa in Italia circa 3 milioni di donne, pari al 10-15% della popolazione in età riproduttiva.
La patologia, legata all’impianto di tessuto simil-endometriale all’esterno della cavità uterina, può estendersi a organi contigui come intestino, vescica e ureteri. Un quadro complesso che storicamente sconta un ritardo diagnostico stimato in circa sette anni.
«Non credo che sia complicato riconoscere l’endometriosi. Basta ascoltare molto spesso la storia clinica della donna, mettersi lì con calma e ascoltare tutti i sintomi e i segni riferiti: quasi sempre si riesce ad andare dritti alla diagnosi e a localizzare dove è posizionata la malattia», spiega il professor Massimo Candiani, Direttore dell’UOC di Ginecologia e Ostetricia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e vicepresidente AENDO (Associazione Italiana Dolore Pelvico ed Endometriosi). L’omessa intercettazione della malattia comporta conseguenze severe: «Da un lato l’evoluzione da forme lievi a forme più gravi che coinvolgono organi vicini, dall’altro la frustrazione di soffrire di una patologia invalidante, dolorosa e causa di infertilità, senza trovare riscontro clinico».
La vera svolta del nuovo approccio risiede nell’efficacia e nella tollerabilità della somministrazione. I dati clinici evidenziano come la terapia risulti efficace contro il dolore in più dell’80% delle pazienti già dopo 6 mesi, percentuale che sale a oltre il 90% a un anno di trattamento.
Il passaggio da formulazioni iniettabili a una formulazione per via orale rappresenta un cambiamento sostanziale nella continuità terapeutica.
«È come andare dal sarto e farsi fare una camicia su misura: possiamo ritagliare la terapia sulle esigenze specifiche della paziente», sottolinea il professor Stefano Uccella, Direttore dell’UOC di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Verona e Direttore della relativa Scuola di Specializzazione universitaria.
A livello molecolare, il principio attivo – l’antagonista recettoriale del GnRH linzagolix – induce un blocco ormonale immediato, arrestando gli stimoli che alimentano la proliferazione del tessuto ectopico. La modularità del farmaco consente di calibrare la dose e, qualora compaiano sintomi legati al calo estrogenico, associare terapie ormonali add-back personalizzate.
L’introduzione della terapia orale consolida un modello assistenziale che privilegia il controllo medico continuo, limitando il ricorso alla chirurgia a casi selezionati e restituendo centralità alla qualità di vita e alla salvaguardia riproduttiva delle donne.
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