Leucemia mieloide cronica: solo un paziente su tre dialoga apertamente con l’ematologo, Novartis presenta Vita LMC Tracker a Milano
Nonostante le terapie mirate garantiscano una sopravvivenza paragonabile alla popolazione generale, la leucemia mieloide cronica sconta una barriera comunicativa: il 40% dei pazienti non partecipa alle scelte terapeutiche. La salute digitale interviene per colmare questo divario e monitorare la qualità di vita.
MILANO – In Italia la leucemia mieloide cronica registra un nuovo caso ogni 100.000 persone all’anno, pari a circa il 15-20% di tutte le diagnosi di leucemia. Nel corso dell’evento istituzionale promosso da Novartis a Milano, i dati dell’indagine Elma Research hanno acceso i riflettori su una frattura evidente nella gestione clinica quotidiana: appena una persona su tre si sente pienamente a proprio agio nel fare domande all’ematologo.
Il quadro clinico dell’oncoematologia moderna racconta di una prognosi radicalmente trasformata grazie ai trattamenti molecolari diretti contro l’alterazione genetica del cromosoma Philadelphia. Tuttavia, quattro pazienti su dieci si sentono poco coinvolti nelle decisioni terapeutiche e soltanto il 30% monitora regolarmente l’evoluzione dei propri disturbi.
La patologia colpisce il midollo osseo causando una proliferazione incontrollata dei globuli bianchi. Molto spesso la scoperta avviene in soggetti privi di sintomatologia tramite controlli ematici di routine, ma un avvio tardivo delle cure può condurre a forme aggressive refrattarie alle terapie disponibili.
«I pazienti tante volte sono asintomatici e riscontrano la malattia per caso facendo esami di routine, ma in assenza di trattamento può diventare molto aggressiva», chiarisce la Prof.ssa Carmen Fava, Professore Associato di Ematologia all’Università degli Studi di Torino. «Oggi disponiamo di cure mirate molto efficaci che normalizzano i valori del sangue e migliorano la prognosi, consentendo una sopravvivenza quasi paragonabile a quella della popolazione generale. Molti malati però devono cambiare terapia nel tempo per problemi di intolleranza. Poter disporre di strumenti che misurino in modo adeguato la tollerabilità e i Patient-Reported Outcomes permette di valutare l’impatto reale della patologia sulla vita familiare, lavorativa e sociale».
Le difficoltà relazionali durante il consulto specialistico rischiano di frenare l’efficacia del percorso di cura.
«Il paziente vive ancora una sorta di soggezione verso il medico: il clinico decide la terapia e il malato esegue passivamente», sottolinea Anna Galante, Presidente di Bianco Airone Pazienti Onlus. «Dobbiamo ribaltare questo schema. La relazione di cura deve diventare un confronto alla pari, con informazioni trasparenti, affinché la persona si senta libera di riferire effetti collaterali e timori. L’evidenza scientifica dimostra che una cura è più efficace quando chi la riceve è parte attiva del percorso».
Per colmare questa distanza operativa è stato introdotto Vita LMC Tracker, applicativo digitale sviluppato per facilitare la registrazione continua di segni clinici, intolleranze e indicatori di benessere quotidiano da condividere durante le visite ematologiche.
«Lo strumento consente di monitorare sintomi e reazioni avverse in completa autonomia, portando dati precisi al momento della visita», spiega il Dott. Marco Rago, Medical Head Oncology di Novartis. «La ricerca clinica ha garantito risultati terapeutici straordinari, permettendo in alcuni casi di raggiungere la remissione completa. Accanto all’efficacia farmacologica, il nostro impegno trentennale in oncoematologia deve oggi rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti, rafforzando l’alleanza con i clinici e le associazioni per ottimizzare la qualità di vita».
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