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Infarto: chi è davvero a rischio e come prevenirlo secondo il cardiologo Andrea Santarelli

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09Set, 2025

Infarto: chi è davvero a rischio e come prevenirlo secondo il cardiologo Andrea Santarelli

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Infarto: chi è davvero a rischio e come prevenirlo secondo il cardiologo Andrea Santarelli

Colesterolo alto, ipertensione e stili di vita scorretti aumentano il rischio di infarto: ecco come riconoscere i segnali e proteggere il cuore, con i consigli di un esperto

L’infarto miocardico rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte in Italia e nel mondo. Ma chi è davvero a rischio? Esistono esami per capirlo prima che accada? E quali sono i sintomi da non sottovalutare?

A rispondere a queste e altre domande è il dottor Andrea Santarelli, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Bufalini di Cesena, ospite della nuova stagione del format L’Esperto Risponde, in onda su Pianeta Salute TV.


Chi rischia di più un infarto?

Il dottor Santarelli chiarisce subito che le malattie cardiovascolari – infarto in primis – sono la prima causa di morte nella popolazione. Il rischio aumenta con l’età, ma esistono anche altri fattori ben noti:

  • colesterolo alto, in particolare LDL;
  • ipertensione arteriosa non trattata;
  • diabete, spesso legato a cattive abitudini alimentari;
  • fumo di sigaretta, anche passivo;
  • sovrappeso e sedentarietà.

Inoltre, chi ha una familiarità per patologie cardiache è considerato più vulnerabile. Anche il sesso gioca un ruolo importante: gli uomini sono più colpiti prima della menopausa, ma le donne, dopo i 50 anni, superano in incidenza i colleghi maschi, spesso con sintomi meno riconoscibili.


Come capire se si è a rischio di infarto?

La prevenzione comincia dalla consapevolezza. Secondo il dottor Santarelli, è fondamentale sottoporsi a controlli periodici:

  • un semplice assetto lipidico (colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi);
  • misurazione regolare della pressione arteriosa;
  • valutazione dello stile di vita e di eventuali sintomi.

Tra gli esami utili, il cardiologo segnala la Corotac (una TAC alle coronarie), la prova da sforzo e l’ecocardiogramma, ma ricorda che nessuna tecnologia può sostituire una buona visita clinica. «La clinica è ancora insostituibile – afferma –. Spesso il paziente racconta tutto, se ascoltato con attenzione».


I sintomi da non ignorare

L’infarto non arriva sempre con il classico dolore al petto. I segnali possono essere subdoli: un senso di oppressione, dolore alla mandibola, alla spalla sinistra, o persino allo stomaco. Se durano diversi minuti, soprattutto sotto sforzo, è il caso di consultare immediatamente un medico.

«Imparare a riconoscere i sintomi dell’infarto può salvare la vita – sottolinea Santarelli –. Ma ancora più importante è prevenirlo».


Quanto deve essere basso il colesterolo LDL?

Uno degli argomenti più discussi è il livello ottimale di colesterolo LDL, spesso chiamato “colesterolo cattivo”. Il dottor Santarelli spiega che l’obiettivo varia in base al profilo di rischio:

  • per soggetti sani, meglio mantenere l’LDL sotto i 110 mg/dl;
  • per chi ha avuto un infarto o un evento cardiovascolare, il target scende sotto i 55 mg/dl;
  • nei casi di rischio estremo, si può arrivare a meno di 40 mg/dl.

Il motto ormai riconosciuto è: “The lower is better” – più è basso, meglio è.


Aderenza terapeutica: il cuore non va in pausa

Molti pazienti, soprattutto anziani, tendono a interrompere le cure se “si sentono bene”. Un errore pericoloso. «Le terapie vanno seguite – ribadisce Santarelli –. L’ipertensione, ad esempio, può causare danni gravi anche nel breve termine. La terapia non si sospende, nemmeno a 85 anni».


Guarda il video completo

Per approfondire ogni aspetto della prevenzione dell’infarto, guarda il video completo con il dott. Andrea Santarelli. Una guida chiara e rassicurante per chi vuole prendersi cura del proprio cuore e di quello dei propri cari.

GUARDA ORA e condividi con chi vuoi proteggere.

 

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