Sanità penitenziaria: al Ministero della Salute il 26° Congresso SIMSPe

la salute in carcere - Sanità penitenziaria: al Ministero della Salute il 26° Congresso SIMSPe

Il Congresso SIMSPe lancia un piano nazionale di screening per HIV, epatite C e tubercolosi negli istituti di pena, puntando su digitalizzazione e cartella clinica nazionale per garantire la continuità terapeutica e tutelare la salute pubblica della collettività.

L’Auditorium del Ministero della Salute a Roma ha ospitato la giornata conclusiva della 26ª edizione dell’Agorà Penitenziaria e del Congresso Nazionale della SIMSPe (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria). L’evento ha riunito clinici, direttori sanitari e decisori politici per ridefinire i protocolli di cura all’interno degli istituti di pena italiani.

I lavori scientifici, realizzati con il patrocinio delle istituzioni competenti, hanno focalizzato l’attenzione sull’emergenza epidemiologica tra la popolazione detenuta e sulla necessità di una presa in carico globale della persona.

“La salute all’interno delle carceri deve essere una priorità trattata ugualmente a quella di tutti i nostri cittadini”, ha dichiarato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Nonostante il sovraffollamento generi forti complessità, l’integrazione della sanità penitenziaria nel PASM (Piano d’Azione per la Salute Mentale), grazie al lavoro del Professor Alberto Siracusano, segna un passo avanti nell’assistenza.

Il carcere si configura come un ambiente confinato dove patologie infettive come HIV, epatite virale C e tubercolosi rischiano di diffondersi rapidamente. Tuttavia, il periodo di detenzione rappresenta un’opportunità unica per intercettare e sottoporre a screening soggetti fragili che solitamente sfuggono ai controlli medici tradizionali.

La svolta del 2026 arriva dall’estensione delle linee guida nazionali: il test capillare pungidito per l’HIV e l’intradermoreazione secondo Mantoux per la tubercolosi saranno eseguiti sistematicamente a ogni nuovo ingresso. Questa strategia permetterà di testare circa 100.000 persone all’anno nei 189 istituti penitenziari italiani, abbattendo il sommerso.

Sul fronte terapeutico, l’introduzione di soluzioni d’avanguardia come i trattamenti antiretrovirali a rilascio prolungato iniettabili facilita la gestione clinica in cella. Resta però cruciale il nodo della continuità assistenziale una volta che il paziente viene dimesso o trasferito in un’altra struttura.

Il dibattito ha riacceso l’urgenza di riattivare il progetto della cartella clinica digitale interoperabile nazionale, superando la frammentazione dei sistemi sanitari regionali. Modelli virtuosi di gestione integrata sono già realtà sul territorio, come dimostrano le attività d’eccellenza sviluppate dall’ASL Salerno, guidata dal Direttore Generale Gennaro Sosto, e dall’ASL Roma 1 all’interno del penitenziario di Regina Coeli.

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