Amiloidosi cardiaca: al Senato la nuova roadmap nazionale
Gli Stati Generali definiscono una strategia per abbattere il ritardo diagnostico dell’amiloidosi cardiaca, puntando su una rete nazionale Hub & Spoke e sulla formazione dei clinici per riconoscere precocemente i campanelli d’allarme della patologia.
La Sala Zuccari del Senato della Repubblica ha ospitato gli “Stati Generali della Amiloidosi cardiaca”, iniziativa realizzata con il contributo non condizionante di Bayer Italia per superare la frammentazione assistenziale e clinica nel Paese. L’evento ha sancito un’alleanza tra istituzioni e specialisti per garantire a ogni paziente una diagnosi rapida e un percorso strutturato.
La diagnosi tardiva resta lo scoglio principale: un tempo servivano fino a cinque anni per identificare la malattia, mentre oggi l’obiettivo clinico è sceso a sei mesi. Intervenire precocemente significa garantire una qualità di vita superiore, permettendo l’accesso tempestivo alle terapie necessarie per frenare la progressione del danno d’organo.
“Vogliamo creare un’alleanza concreta tra istituzioni, medici e associazioni”, ha dichiarato la Sen. Elena Murelli, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Malattie cardio cerebro e vascolari. Secondo la Senatrice, serve un impegno legislativo costante che supporti la formazione e renda i modelli di presa in carico omogenei tra i diversi territori.
La Prof.ssa Cristina Chimenti, referente per l’Amiloidosi cardiaca presso il Policlinico Umberto I di Roma, ha evidenziato l’importanza della Rete Italiana Amiloidosi Cardiaca. Questo sistema permette di uniformare i protocolli tra centri Hub ad alta specializzazione e centri Spoke, superando le attuali disomogeneità regionali.
“Il territorio ha un ruolo cruciale”, sottolinea la Dott.ssa Stefania Angelo di Fusco, Segretario Nazionale ANMCO. Spesso sintomi apparentemente slegati, come la sindrome del tunnel carpale o lo scompenso cardiaco, rappresentano i primi segnali d’allarme che il medico di medicina generale e il cardiologo devono imparare a sospettare.
Il futuro della gestione clinica passerà attraverso un registro nazionale dedicato e l’integrazione di strumenti digitali. Telemedicina e intelligenza artificiale promettono di migliorare il monitoraggio dei dati epidemiologici, facilitando il teleconsulto tra i poli d’eccellenza e le strutture sanitarie locali per una cura a “chilometro zero”.
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