Innovaction: Ministero della Salute e GSK tracciano la rotta per la sovranità farmaceutica
L’evento Innovaction ha sancito il ruolo della sanità come asset economico da 56 miliardi di euro, puntando su innovazione oncologica e sull’indipendenza produttiva italiana per garantire l’accesso alle cure e la sicurezza geopolitica nazionale entro il 2026.
L’industria della vita non è più un capitolo di spesa, ma la polizza assicurativa sul futuro dell’Italia. Durante il convegno Innovaction, promosso da Adnkronos e GSK con il patrocinio di Farmindustria (realizzato con il contributo non condizionante di GSK), esperti e istituzioni hanno discusso come blindare la filiera nazionale delle life sciences.
Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, ha lanciato un monito chiaro sulla dipendenza dall’estero. “L’80% dei principi attivi salvavita arriva da India e Cina. In caso di crisi diplomatica, avremmo autonomia per poche settimane”, ha spiegato Gemmato, sottolineando come il nuovo Testo Unico in arrivo a dicembre 2026 miri a riportare in Italia la chimica farmaceutica di base.
Il comparto vale oggi 140 miliardi complessivi tra spesa pubblica e indotto. Per Antonino Bittoccio, Presidente e General Manager di GSK Italia, accelerare l’accesso alle nuove terapie è un imperativo economico. L’azienda punta su vaccini e oncologia, investendo in soluzioni che permettono di liberare risorse per il sistema, tutelando la cronicità ed evitando ospedalizzazioni costose.
L’eccellenza tecnologica trova casa a Parma, dove lo stabilimento GSK produce anticorpi monoclonali coniugati. Martino Grazzi, Direttore del sito produttivo, ha descritto queste molecole come “traghettatori” di precisione: “La tecnologia permette di colpire il bersaglio tumorale con un’efficacia superiore, garantendo al contempo la massima sicurezza per il paziente”.
Sul fronte della ricerca applicata, Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza contro il Cancro, ha evidenziato la necessità di semplificare la somministrazione. Le nuove piattaforme immunoconjugate offrono il vantaggio di processi meno complessi rispetto alle terapie cellulari avanzate, rendendo l’innovazione realmente fruibile nei reparti ospedalieri.
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