Encefalopatia epatica, una campagna Alfasigma ed Epac apre la strada a un nuovo modello di assistenza
A Roma istituzioni e clinici si sono riuniti per lanciare la campagna nazionale “Riesci a vederla?”. Il progetto punta all’emersione di circa 80.000 diagnosi mancate di cirrosi e a ridurre l’impatto economico da 200 milioni di euro generato dalle continue riospedalizzazioni per encefalopatia epatica.
A Roma, l’evento istituzionale “Oltre il sintomo, La persona” ha fatto luce su una patologia invisibile che stravolge l’equilibrio dei malati e dei loro familiari. L’incontro è stato lo scenario per presentare la campagna “Encefalopatia epatica – Riesci a vederla?”, promossa da Alfasigma in collaborazione con l’associazione EPAC ETS. L’obiettivo è tracciare un piano nazionale strutturato per intercettare i pazienti prima del punto di non ritorno.
L’encefalopatia epatica rappresenta una delle manifestazioni più severe dello scompenso della cirrosi. Si tratta di un vero e proprio fallimento metabolico in cui il fegato, a causa di alterazioni strutturali e vascolari, non riesce più a filtrare le tossine. Queste sostanze raggiungono il cervello, compromettendo gravemente le funzioni cognitive e motorie. I sintomi variano da alterazioni minime e sfumate, come l’inversione del ritmo sonno-veglia, fino al coma.
La patologia genera un carico pesante per il sistema sanitario. Parliamo di oltre 10.000 ricoveri all’anno con un costo complessivo che supera i 200 milioni di euro, trascinato da un tasso di riospedalizzazione che tocca il 70%. “Gli studi dimostrano che il peso economico a livello ospedaliero ammonta a circa 11.000-14.000 euro per paziente“, spiegano gli esperti del Ministero della Salute, sottolineando come la legge delega ospedale-territorio debba prevedere percorsi per evitare i primi episodi e garantire una presa in carico domiciliare.
Per invertire la rotta serve un cambio di paradigma: la gestione delle acuzie in ospedale deve integrarsi subito con la medicina del territorio. “L’encefalopatia epatica è una patologia subdola che incontriamo soprattutto nei pazienti ricoverati”, fa notare un rappresentante della medicina interna. “È essenziale che l’internista abbia la cultura per rilevare precocemente i segni clinici e attivare un raccordo continuo con la medicina generale alla dimissione”.
I medici di famiglia rappresentano il primo avamposto per cogliere tempestivamente i fattori scatenanti (come infezioni, stipsi o disidratazione) ed evitare il ricovero. Il monitoraggio diventa ancora più urgente se si guarda al futuro. Le proiezioni cliniche indicano infatti che le cirrosi su base metabolica diventeranno predominanti, sviluppando complicanze encefalopatiche in fasi estremamente precoci rispetto alle forme virali o alcoliche.
L’alleanza tra istituzioni, medici e mondo industriale punta ora su eventi informativi territoriali. Il progetto prevede attività di counseling nutrizionale e l’uso di applicazioni tecnologiche per smartphone per consentire a pazienti e caregiver di effettuare test semplici a casa. “Come industria siamo convinti che per migliorare il percorso di cura debbano intervenire tutti gli attori del sistema salute”, commentano da Alfasigma, ricordando l’importanza di creare percorsi di screening omogenei in tutte le regioni.
L’orizzonte finale rimane la tutela della dignità della persona e il supporto a chi assiste il malato nel quotidiano. Per troppi anni le famiglie sono state lasciate sole a gestire scompensi complessi che privano i propri cari della lucidità. Rendere operativo il Piano Nazionale delle Cronicità e inserire standard minimi nei livelli essenziali di assistenza (LEA) è l’unica via per garantire che il diritto alla salute non dipenda più dal codice postale.
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La sfida lanciata attraverso le priorità del nuovo policy paper passa ora alle amministrazioni regionali, chiamate a trasformare le evidenze scientifiche in atti pragmatici e a sburocratizzare l’accesso alle cure territoriali.
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