Nati prematuri: SINPIA, in Italia 1 bambino su 10 nasce pretermine

Giornata Mondiale della Prematurità
  • Ogni anno in Italia nascono prima del termine tra i 25.000 e i 30.000 neonati e circa 0.9-1% sono i nati “molto” o “estremamente” pretermine

 

  • In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità la SINPIA evidenzia l’importanza dell’intervento precoce per i bambini a rischio di sviluppare disturbi del neurosviluppo

 

  • Il follow-up neuropsichico dei neonati pretermine e i programmi di intervento precoce costituiscono una priorità per garantire le strategie di intervento più efficaci e più vantaggiose economicamente nel lungo termine

 

Oggi in Italia la percentuale dei bambini nati pretermine varia tra il 7 e il 10%[1]: ogni anno nel nostro Paese nascono prima del termine tra i 25.000 e i 30.000 neonati, circa 1 bambino su 10, la maggior parte non gravemente prematuri (i cosiddetti “late preterm”), mentre sono circa 0.9-1% i nati “molto” o “estremamente” pretermine.

Domani 17 novembre ricorre, come ogni anno, la Giornata Mondiale della PrematuritàWorld Prematurity Day, istituita nel 2008 e riconosciuta dal Parlamento europeo grazie all’impegno della European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI), finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nascita pretermine. In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, la SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, sottolinea l’importanza dell’intervento precoce per i bambini a rischio di sviluppare disturbi del neurosviluppo.

“La prematurità – dichiara la Prof.ssa Elisa Fazzi, Presidente SINPIA, Direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili e Università di Brescia – è una condizione che può comportare un aumento del rischio di sviluppare oltre alla Paralisi cerebrale infantile spesso associata a deficit  sensoriali, in particolare visivi e cognitivi di varia entità, disturbi del neurosviluppo, tra cui disturbi dell’apprendimento, del linguaggio e del comportamento, fino ai quadri di disturbo dello spettro autistico o di deficit di attenzione e/o iperattività spesso in comorbidità. L’intervento precoce, che si fonda su strategie di intervento centrate sulla famiglia e sull’arricchimento ambientale, può essere iniziato già nelle prime settimane di vita e può includere interventi di tipo riabilitativo, ma anche di sostegno alla genitorialità con interventi educativi, psicologici e sociali”.

 

Notevoli passi avanti sono stati compiuti dalla scienza e, oggi, anche per i bambini che nascono prima delle 27-28 settimane la possibilità di sopravvivere è alta, superiore al 70%, sebbene all’aumento della sopravvivenza non corrisponda anche una simile drastica diminuzione delle problematiche presentate a distanza di anni.

L’incidenza dei disturbi del neurosviluppo nei bambini nati pretermine è stimata intorno al 20%, mentre la paralisi cerebrale infantile colpisce circa il 10% dei neonati con prematurità di grado elevato, e rappresenta la causa più frequente di disabilità motoria nei bambini.

“E facile intuire – interviene la Prof.ssa Simona Orcesi, professore associato di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università di Pavia e membro del Consiglio Direttivo della SINPIA – che più è grave la prematurità, con età gestazionale e peso neonatale molto bassi, maggiormente diminuiscono le possibilità di sopravvivenza mentre aumentano le complicanze, sebbene negli ultimi decenni abbiamo potuto assistere ad un significativo miglioramento delle tecniche ostetriche e delle cure intensive neonatali. Nell’evoluzione neuropsichica dei gravi pretermine sono però ancora presenti fragilità cognitive e comportamentali, difficoltà di regolazione delle emozioni, quadri clinici che rientrano nei disturbi del neurosviluppo che a volte si evidenziano più avanti, in età scolare. Si tratta di problemi spesso considerati più lievi che invece possono compromettere la qualità di vita dei bambini e delle famiglie”.

Le nuove tecniche di studio con Risonanza Magnetica cerebrale stanno dimostrando sempre di più che nascere pretermine può compromettere la maturazione cerebrale, soprattutto per i più prematuri. L’altra faccia della medaglia in questo contesto, però, è che la maturazione cerebrale al di fuori dell’ambiente intrauterino è anche facilmente modificabile grazie alle caratteristiche di plasticità del sistema nervoso in via di sviluppo, cioè alla capacità del sistema nervoso di riorganizzarsi in modo funzionale in risposta a cambiamenti e ad esperienze ambientali.

“Ogni influsso ambientale esterno – aggiunge Elisa Fazzi – si inserisce in un processo di scambio reciproco continuo tra afferenze ambientali e modificabilità delle reti neurali e contribuisce a plasmare l’encefalo stesso.  Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha confermato che l’ambiente può influire molto e positivamente   sulla plasticità cerebrale: rappresenta un “farmaco” potente che abbiamo a disposizione fin dai primi giorni di vita di un bambino pretermine e può influenzare positivamente il suo sviluppo in condizioni di fragilità, agendo, ad esempio, attraverso meccanismi epigenetici, regolando l’espressione genica ed esercitando un ruolo protettivo”.

 

Nell’ambito di questo ruolo protettivo dell’ambiente, un ruolo da protagonista lo interpreta il coinvolgimento e l’intervento dei genitori:

“La relazione con la mamma e il papà  – sottolinea il Prof. Andrea Guzzetta, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Pisa e Coordinatore delle Sezioni Riabilitazione Età Evolutiva, SINPIA – è per definizione il primo ambiente in cui il bambino appena nato dovrebbe vivere e crescere in condizioni di “normalità” e molti aspetti dei  programmi di intervento precoce diretti ai bambini pretermine coinvolgono i genitori, preziosa risorsa a partire dal ricovero in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove promuovere lo sviluppo posturo-motorio e sensoriale del neonato, diminuire lo stress genitoriale, favorire la relazione genitore-bambino, sono le strategie considerate più efficaci. Dopo le dimissioni dalla TIN è poi ugualmente importante accompagnare i bambini e le loro famiglie attraverso i programmi di follow-up a loro dedicati”.

 

Recentemente è stata pubblicata la nuova edizione del manuale sul follow-up del neonato pretermine da parte della SIN, Società italiana di Neonatologia, edizione a cui la SINPIA ha collaborato attivamente:

“il manuale – conclude la Dott.ssa Antonella Costantino, Past President SINPIA e Direttore UONPIA Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano  – oltre a sottolineare quanto sia indispensabile continuare il follow-up almeno fino all’età scolare, ne ha ridefinito gli obiettivi principali  tra cui la prosecuzione delle cure dopo la dimissione dalla TIN, la valutazione degli outcome clinici a breve e lungo termine, gli interventi precoci sui bambini più fragili e l’analisi dell’efficacia a lungo termine dei nuovi approcci terapeutici-assistenziali. Lo stesso manuale ha evidenziato come purtroppo siano ancora pochi in Italia i servizi che riescono ad effettuare il follow-up dei nati pretermine in modo sistematico fino almeno all’ingresso dei bambini a scuola, come sarebbe invece auspicabile”.

 

Per maggiori informazioni:

www.sinpia.eu