Maculopatie e rischio cecità: dal Congresso SISO il piano per garantire accesso equo e cure tempestive
La Società Italiana di Scienze Oftalmologiche lancia a Roma il Manifesto per la gestione virtuosa delle patologie retiniche
I farmaci biosimilari abbattono i costi di spesa, ma la tutela della vista richiede l’inserimento nei LEA con percorsi diagnostici uniformi e personale dedicato.
Oltre 1.000 relatori, 148 corsi e simposi e 27 sessioni di chirurgia in diretta hanno aperto a Roma il quinto Congresso Nazionale della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (SISO), riunita per delineare i nuovi standard di prevenzione e trattamento della salute visiva. Al centro del confronto promosso durante il simposio sostenuto da Sandoz, specialisti e associazioni hanno presentato il “Manifesto per una gestione virtuosa delle maculopatie in Italia”, un documento di programmazione sanitaria per superare le disuguaglianze di accesso alle prestazioni.
La gestione delle grandi cronicità della retina rappresenta una delle emergenze assistenziali più critiche dell’ultimo decennio. I ritardi diagnostici e le barriere logistiche territoriali continuano a incidere negativamente sul decorso clinico di patologie a forte impatto sociale.
«L’accesso alle cure per le maculopatie è un problema che è esploso negli ultimi dieci anni per una serie di motivi: la location dove somministrare i trattamenti e l’utilizzo dei farmaci», spiega il Professor Teresio Avitabile, Presidente della Società Italiana Scienze Oftalmologiche (SISO). «Nell’ultimo periodo siamo stati praticamente obbligati a ricorrere al farmaco più economico, un prodotto off-label di cui ci assumevamo le responsabilità dirette. Adesso qualcosa sta cambiando: l’arrivo dei biosimilari registrati in singolo uso potrebbe rappresentare la vera svolta».
La riduzione della spesa farmaceutica non può tuttavia esaurire la risposta del sistema sanitario pubblico di fronte alla prima causa di deficit visivo progressivo del Paese.
«Le maculopatie costituiscono una delle principali cause di cecità nella nostra popolazione, sia in età lavorativa che in età avanzata, e necessitano di una terapia pronta e cronica», sottolinea il Professor Federico Ricci, Direttore della UOSD Patologie Retiniche dell’Università di Roma Tor Vergata. «Vero è che in assenza di strutture adeguate, personale dedicato e piani terapeutici definiti, l’intervento economico sui biosimilari non inciderà positivamente sull’outcome visivo funzionale dei pazienti».
Il nodo centrale riguarda l’omogeneità dei percorsi di presa in carico lungo tutta la penisola, spesso frammentati da differenze regionali che impediscono la continuità delle iniezioni intravitreali.
«Dobbiamo inserire questa malattia all’interno di un percorso cronico a livello regionale e nazionale, e possiamo farlo aggiornando i Livelli Essenziali di Assistenza con un’esenzione ad hoc», chiarisce il Dottor Pasquale Viggiano, Ricercatore in Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. «I pazienti necessitano di un iter chiaro dalla diagnosi alla somministrazione della terapia, applicando protocolli strutturati come il regime di treat-and-extend per prevenire il peggioramento della patologia ed evitare l’aumento della cecità evitabile».
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