Ematologia, a Roma la sesta edizione di BeClose: AbbVie Italia lancia l’Hemaverse per superare la chemioterapia

L'Hemaverse integra dati clinici e intelligenza artificiale per trasformare la cura dei tumori del sangue

L’Hemaverse integra dati clinici e intelligenza artificiale per trasformare la cura dei tumori del sangue. Al centro dell’evento BeClose, l’adozione di terapie a durata fissa e regimi orali che azzerano la malattia residua minima, migliorando la vita dei pazienti.

Oltre 300 esperti si sono riuniti a Roma per la sesta edizione di BeClose, l’appuntamento annuale promosso da AbbVie Italia dedicato all’evoluzione dell’ematologia. L’evento, realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie Italia, ha delineato i confini dell’Hemaverse, un ecosistema dove ricerca e tecnologia convergono per personalizzare i percorsi di cura.

“L’Hemaverse vuole sintetizzare la necessità di sfidare lo status quo e integrare l’innovazione per un impatto significativo sulla vita dei pazienti”, ha spiegato Caterina Golotta, Direttore Medico di AbbVie Italia. Al centro della discussione, la gestione di dati clinici complessi e l’uso dell’intelligenza artificiale per superare i limiti dei trattamenti tradizionali.

Nella Leucemia Linfatica Cronica (LLC), la rivoluzione è già realtà. “Abbiamo abbandonato la chemioterapia a favore della Target Therapy”, ha sottolineato Caterina Patti, Direttore UOC Ematologia Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello. L’uso di molecole come il venetoclax, associato ad anticorpi monoclonali, permette oggi di ottenere risposte profonde e durature.

Il cambio di paradigma riguarda soprattutto la durata del trattamento. Secondo Marta Coscia, Professoressa Associata di Ematologia all’Università di Torino, le terapie a durata fissa e i regimi interamente orali offrono vantaggi clinici e psicologici enormi. “Poter interrompere la cura migliora la qualità della vita ed evita l’insorgenza di resistenze”, ha precisato la docente.

Anche per la Leucemia Mieloide Acuta (LMA), le prospettive sono cambiate radicalmente, specialmente per i pazienti “unfit” non eleggibili a trapianto. Matteo Giovanni Della Porta, Responsabile Leucemie e Mielodisplasie presso l’IRCCS Humanitas, ha evidenziato l’efficacia delle combinazioni tra venetoclax e agenti ipometilanti come l’azacitidina. “Questi farmaci si potenziano a vicenda, cambiando la storia naturale della malattia anche nei soggetti più fragili”.

La sfida del futuro resta la sequenzialità terapeutica. Paolo Sportoletti, Professore Associato di Ematologia all’Università di Perugia, ha ribadito l’importanza di pianificare il percorso fin dalla prima linea. “Conoscere l’armamentario a disposizione ci permette di affrontare le recidive in modo efficace, garantendo stabilità e maneggevolezza senza affaticare la quotidianità del paziente”.

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