Sanità territoriale, dalla Lombardia la proposta SIMG per una riforma flessibile dei percorsi di cura

Sanità territoriale, dalla Lombardia la proposta SIMG per una riforma flessibile dei percorsi di cura

Al Congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) tenutosi a Pavia, i medici di famiglia hanno presentato modelli organizzativi elastici e progetti pilota sulla terapia del dolore e sulla fragilità, rimettendo al centro la prossimità e il rapporto fiduciario con il cittadino.

La medicina generale si candida a ridisegnare la sanità territoriale partendo dalle reali esigenze di una popolazione che invecchia. In una regione con oltre 10 milioni di abitanti, caratterizzata da un’estrema eterogeneità che spazia dalle grandi aree urbane alle zone rurali fino alle valli alpine, le risposte assistenziali non possono essere omogenee. Per questo motivo, dal Congresso regionale della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) svoltosi a Pavia, è emerso l’appello per un modello flessibile e co-progettato.

“La riforma della sanità territoriale non può essere fatta senza un dialogo con i medici di famiglia, che vengono evocati sempre come perno dell’assistenza alle persone”, spiegano i rappresentanti dei medici di medicina generale. Secondo i relatori, qualsiasi provvedimento calato dall’alto, che non consideri le necessità dei professionisti e dei cittadini, è destinato a fallire. L’obiettivo dichiarato non è la conservazione dell’esistente, bensì un’evoluzione della professione basata sulle necessità dei soggetti cronici e fragili, che maggiormente gravano sul Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i modelli concreti discussi a Pavia spicca un progetto pilota sulla terapia del dolore. L’iniziativa poggia su una rete capillare che connette i medici sul territorio, le aggregazioni funzionali territoriali (AFT) e i centri specialistici di eccellenza. All’interno di questo sistema, i medici esperti in medicina del dolore, formati attraverso un percorso specifico, agiscono come facilitatori per l’accesso alla rete, puntando a superare le enormi difficoltà di presa in carico che si registrano in Italia.

Un altro tema centrale è la gestione della fragilità, intesa non solo come patologia ma come perdita di autonomia e rischio di ricovero. I medici di famiglia propongono l’adozione di strumenti di valutazione multidimensionale adatti al setting delle cure primarie. Attraverso domande mirate per domini specifici – come le funzioni quotidiane, lo stato abitativo, la nutrizione, gli aspetti cognitivi e il profilo vaccinale – è possibile classificare i diversi livelli di rischio per identificare, valutare e pianificare precocemente il percorso assistenziale.

Per rendere stabili questi progetti servono strumenti organizzativi adeguati e un dialogo strutturato tra le ASST, le società scientifiche e i sindacati. La sfida principale resta l’intervento attivo, appropriato e coordinato sulla cronicità: intercettare i bisogni prima che si complichino impedisce che il paziente cronico si trasformi in un paziente fragile.

🎥 Guarda il servizio completo:

E iscriviti al nostro canale  YouTube.com/PianetaSalute per rimanere aggiornato su medicina, salute e sanità.

L’esperienza lombarda traccia così la rotta per una transizione assistenziale che non si limiti alla costruzione di nuove strutture fisiche, ma punti sulla flessibilità e sulla capacità di accompagnare i pazienti nel tempo.

#SanitàTerritoriale #SIMGLombardia #MedicinaGenerale #TerapiaDelDolore #GestioneFragilità