Obesità come patologia cronica: al Senato il convegno parlamentare per sbloccare i LEA e le cure territoriali

Obesità come patologia cronica Legge 149

Il convegno parlamentare ha fatto il punto sull’attuazione della Legge 149 del 2025. Esperti e istituzioni chiedono di superare i ritardi inserendo formalmente l’obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sbloccando i decreti attuativi e definendo reti di cura regionali omogenee per garantire l’equità d’accesso a sei milioni di pazienti.

A quasi nove mesi dal varo della Legge 149 del 2025, il primo provvedimento al mondo a riconoscere l’obesità come patologia cronica, progressiva e recidivante, l’architettura assistenziale italiana resta incompiuta senza i decreti attuativi. L’assenza di reti regionali perpetua gravi disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti, spingendo il Ministero della Salute a rimettere al centro la prevenzione per tutelare l’universalità del sistema sanitario.

“Dobbiamo renderci conto che il nostro servizio sanitario nazionale necessita ovviamente di ammodernamenti”, ha dichiarato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Dobbiamo puntare sulla prevenzione, malattie come l’obesità possono essere prevenute. Puntiamo sui corretti stili di vita, dobbiamo fare in modo che le italiane e gli italiani si ammalino di meno se vogliamo continuare ad avere un servizio sanitario nazionale sostenibile e universalistico per tutti, come recita la Costituzione”.

L’equilibrio strategico tra la spesa per le cure acute e gli investimenti strutturali nella medicina preventiva rappresenta la chiave per la sostenibilità del Fondo Sanitario Nazionale. Attualmente, la ripartizione storica vede il 95% delle risorse destinate alle cure e soltanto il 5% alla prevenzione, un paradigma che le istituzioni intendono riequilibrare con azioni mirate e stanziamenti dedicati.

“Ulteriormente in questa legge di bilancio abbiamo postato ulteriori 3.300.000 euro sul fondo per l’obesità”, ha spiegato Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute. “Stiamo cercando di perequare questa differenza in modo appunto da non far ammalare gli italiani, far intraprendere i corretti percorsi di cura e di evitare il conclamarsi delle patologie”.

Il successo della riforma si gioca sull’integrazione territoriale e sul ruolo dei sindaci come snodi cruciali di prossimità per promuovere la salute e abbattere lo stigma sociale. La sussidiarietà degli enti locali è considerata fondamentale per tradurre la norma nazionale in strumenti di prevenzione attiva ed educazione motoria.

“La legge è una bella cornice, i contenuti li dobbiamo inserire insieme”, ha sottolineato Roberto Pella, Primo Firmatario della Legge n. 149/2025 e Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). “Sono felice di vedere tutte le istituzioni unite, compatte nel promuoverla, ma soprattutto nel renderla efficace a livello territoriale attraverso le 8.000 sentinelle, i sindaci, la parte più vicina ai cittadini”.

La transizione verso modelli organizzativi uniformi non può prescindere dall’inserimento della patologia all’interno delle prestazioni minime garantite su tutto il territorio nazionale. Questo passaggio permetterà alle strutture sanitarie di prendere in carico i pazienti in modo continuativo all’interno di un percorso di diagnosi e cura strutturato per l’intero arco della vita.

“Bisogna adesso formalizzare l’obesità all’interno dei livelli essenziali di assistenza”, ha rimarcato la Prof.ssa Anna Maria Colao, Vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità. “Così che i pazienti possano essere presi in carico in tutte le strutture sanitarie del nostro paese e aiutati in quello che sarà un percorso di diagnosi e cura che probabilmente sarà per tutta la vita”.

Sul piano metodologico, il Ministero della Salute persegue una profonda revisione organizzativa volta al superamento della logica dei “silos” di spesa per singoli capitoli. L’obiettivo strategico consiste nella valorizzazione globale dell’intero percorso assistenziale del paziente, parametrato sui bisogni reali e sulle evidenze scientifiche disponibili.

“Questo ci permette di definire standard e percorsi di cura differenti rispetto al passato alla luce delle innovazioni introdotte sul mercato”, ha illustrato il Prof. Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute. “È importante questo cambio di paradigma: abbandonare la logica del silos e andare ad analizzare tutto il percorso di cura partendo dai bisogni e dalle evidenze”.

L’estensione regolatoria delle risposte terapeutiche necessita di rigidi parametri di appropriatezza prescrittiva per coniugare l’efficacia clinica e la tenuta finanziaria del sistema sanitario. L’identificazione dei sottogruppi di pazienti con condizioni di gravità clinica o l’individuazione di specifici centri esperti rappresentano le ipotesi metodologiche al vaglio delle autorità regolatorie.

Il superamento dei ritardi della fase attuativa rappresenta una priorità politica per evitare difformità assistenziali tra le diverse regioni e garantire risposte omogenee a una patologia che innesca numerose comorbidità metaboliche, cardiovascolari, ortopediche e oncologiche.

“Non stiamo parlando di un problema di sovrappeso estetico, ma di una patologia che colpisce ben 6 milioni di pazienti in Italia”, ha dichiarato il Sen. Raoul Russo, Membro della 5ª Commissione Permanente Bilancio e Promotore del Convegno Parlamentare. “Siamo qua per verificare a che punto siamo con l’istituzione dell’osservatorio sull’obesità, con l’insediamento nei LEA e la costruzione di PDTA omogenei a livello nazionale per dare una risposta di salute ai cittadini”.

L’equità assistenziale e l’abbattimento delle barriere economiche rappresentano infine la vera frontiera per tutelare una fascia di popolazione giovane e adulta che costituisce la spina dorsale produttiva del Paese, evitando che l’accesso alle terapie rimanga condizionato dal censo o dalla residenza geografica.

“Siamo convinti che questa malattia, una malattia delle disuguaglianze, non debba continuare ad esserlo”, ha concluso il Prof. Silvio Buscemi, Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO). “Non vogliamo un patchwork assistenziale per la nazione. Le istituzioni devono ragionare diversamente: dietro questa malattia c’è la persona con i suoi bisogni, ed è necessario un approccio diverso che consenta di raggiungere un livello di cure anche a chi non può permetterselo economicamente”.

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