Sanità per tutti: il progetto HOPE che ridà dignità e cure ai più fragili

Un’iniziativa concreta per garantire accesso alla salute alle persone ai margini della società, grazie alla sinergia tra pubblico, privato e terzo settore
In un’Italia in cui le disuguaglianze sanitarie crescono insieme alla povertà, garantire l’accesso alle cure non è solo un dovere morale, ma una sfida sempre più urgente. Nasce da questa consapevolezza il progetto HOPE – Health as an Opportunity to Promote Equity, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con Boehringer Ingelheim, presentato a Roma nella sede dell’Hub Salute e Prevenzione presso l’ex ospedale San Gallicano.
HOPE non è solo un acronimo, ma un messaggio potente: la salute può e deve diventare una leva per costruire equità sociale, anche per chi vive in condizioni di estrema fragilità.
Un hub per la salute che accoglie chi resta fuori dal sistema
Il progetto HOPE si rivolge alle persone che, per motivi amministrativi, economici o sociali, faticano ad accedere ai servizi del Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di migranti, senza fissa dimora, anziani soli e cittadini italiani in condizioni di marginalità. Per loro, anche una semplice diagnosi può rappresentare un ostacolo insormontabile.
Grazie all’Hub Salute e Prevenzione della Comunità di Sant’Egidio, queste persone possono finalmente trovare un punto di riferimento stabile, umano e competente, dove ricevere screening gratuiti, orientamento ai percorsi di cura e supporto per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili.
Prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico
Il progetto si concentra sulla diagnosi precoce e sulla prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche, con un’attenzione particolare al diabete, una delle patologie in più rapida crescita in Italia. Il diabete, infatti, è spesso legato a complicanze cardiovascolari e renali, e rappresenta un rischio concreto per chi non ha accesso regolare a controlli medici e terapie.
Come spiegato dai promotori del progetto, il ritardo nella diagnosi può trasformare una malattia cronica in una condanna. Intercettare la patologia nelle fasi iniziali non solo migliora le possibilità di cura, ma riduce drasticamente i costi per il sistema sanitario.
Un nuovo modello di sanità territoriale e inclusiva
L’esperienza dell’Hub dimostra che è possibile costruire un modello di sanità territoriale capace di raggiungere le periferie, le aree interne e quelle montane, dove la sanità pubblica spesso fatica ad arrivare. In questi contesti, l’intervento precoce è fondamentale: costa meno, è più efficace e aumenta la probabilità di restituire ai pazienti una buona qualità di vita.
Il progetto HOPE mette in evidenza il valore delle collaborazioni tra pubblico, privato e terzo settore, dove le competenze mediche incontrano la capacità delle associazioni di intercettare il bisogno sul territorio. È un esempio virtuoso di come anche le persone invisibili possano tornare ad avere un volto, un nome, e soprattutto un diritto alla salute.
Una speranza concreta nell’anno del Giubileo
In un anno simbolicamente dedicato alla speranza, il progetto HOPE rappresenta una risposta concreta all’imperativo etico e sanitario di non lasciare indietro nessuno. È anche un invito a ripensare le politiche sanitarie nazionali, rendendole più flessibili, più territoriali e più vicine ai cittadini.
Come ha sottolineato uno dei relatori dell’incontro, “la sanità universale di cui andiamo fieri deve essere davvero per tutti, altrimenti rischia di perdere la sua anima”.
Scopri il progetto HOPE nel nostro approfondimento video
Guarda il servizio completo realizzato da Pianeta Salute TG per conoscere da vicino le voci, i volti e le storie di chi sta costruendo una sanità più equa.
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