La nutrizione d’élite nell’America’s Cup: le linee guida scientifiche a “Pillole di Buona Salute”
L’equilibrio del microbiota intestinale e la nutrizione personalizzata per ruolo a bordo determinano la resistenza e il recupero dei velisti d’élite, azzerando i danni da stress psicofisico e l’infiammazione sistemica in regata.
La preparazione metabolica per le imminenti regate dell’America’s Cup e della Louis Vuitton Cup richiede protocolli di nutrizione clinica e sportiva senza precedenti. Nella nuova puntata di Pillole di Buona Salute, il format dedicato alla nutrizione e ai corretti stili di vita,i riflettori si sono accesi sugli sport ad alta richiesta energetica. L’approfondimento ha fatto luce sulle dinamiche biochimiche che governano i corpi degli equipaggi in mare aperto, analizzando come l’alimentazione d’avanguardia stia ridefinendo la preparazione atletica nella vela.
La personalizzazione millimetrica è il primo pilastro della strategia nutrizionale. “Non esiste una dieta comune per l’equipaggio”, spiega la Dott.ssa Ilenia Grieco, biologa nutrizionista ed esperta del settore.
“Un grinder ha un dispendio energetico e una massa muscolare completamente differenti rispetto a un trimmer. Ogni piano parte dall’analisi della composizione corporea e adegua l’apporto calorico all’intensità delle sessioni.”
Il vero focus dell’analisi si è spostato sull’asse intestino-cervello e sulla gestione del microbiota, un fattore critico e ancora troppo sottovalutato. Gli sforzi fisici prolungati e gli stati emotivi intensi tipici delle competizioni internazionali alterano la permeabilità intestinale. Questo fenomeno espone l’atleta a infiammazioni sistemiche e sintomi debilitanti che possono compromettere la performance a poche ore dal via.
“Garantire uno stato di eubiosi prima della gara riduce drasticamente l’infiammazione e accelera il recupero nel post-performance”, sottolinea la Dott.ssa Grieco. Lo stress da competizione agisce direttamente sul sistema nervoso e sulla barriera intestinale. La stimolazione del nervo vago, influenzata anche dalle repentine variazioni d’aria e di temperatura in mare, richiede quindi una stabilità digestiva assoluta.
Sul fronte dell’integrazione e delle strategie di cambusa, l’esperta ha fatto chiarezza sull’uso dei cibi liofilizzati. Sebbene i prodotti derivati dalle tecnologie aerospaziali siano ideali per le regate oceaniche di lunga durata (off-shore) per ragioni di spazio, l’America’s Cup impone l’uso di cibo vero. Il protocollo prevede una ricarica di carboidrati complessi a due o tre ore dalla performance, seguita da una precisa idratazione idrosalina pre, durante e post-gara.
La fase successiva alla prestazione rappresenta lo snodo più critico dell’intero programma. Un monitoraggio costante evita il crollo metabolico, specialmente nei contesti in cui gli atleti devono affrontare gare consecutive a distanza di sole ventiquattr’ore. L’idratazione e l’integrazione mirata nel post-gara rimangono le uniche armi per garantire la continuità atletica.
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