Trent’anni di farmaci equivalenti in Italia: istituzioni e industria a confronto a Roma per il futuro della sanità pubblica
Un confronto istituzionale celebra i tre decenni dall’introduzione dei medicinali equivalenti nel sistema sanitario italiano, evidenziando un risparmio di quasi 7 miliardi di euro in dodici anni e la necessità di superare le resistenze culturali per garantire l’accesso universalistico alle cure.
A Roma, parlamentari e rappresentanti del comparto industriale si sono riuniti per analizzare l’impatto economico e sociale di una trasformazione avviata nel 1996. Al centro del dibattito la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, messo a dura prova dall’invecchiamento demografico.
In questo scenario, la farmaceutica di prossimità rappresenta una leva strategica per liberare risorse pubbliche da destinare all’innovazione. L’evoluzione di questo modello industriale racconta il consolidamento di una solida cultura dell’accesso ai trattamenti terapeutici.
“Negli ultimi 12 anni abbiamo portato quasi 7 miliardi tra equivalenti e biosimilari di risparmio al sistema sanitario nazionale”, ha dichiarato Riccardo Zagaria, CEO di DOC Pharma. “Non siamo in competizione con l’innovazione, siamo due facce della stessa medaglia. Portiamo sostenibilità, qualità e produzione fatta in Europa, dato che produciamo il 75% dei nostri farmaci qua in Italia“.
Mantenere la competitività del comparto è cruciale anche sul piano geopolitico per assicurare l’autosufficienza e l’autoproduzione nazionale in caso di crisi internazionali. “Avere l’industria sul territorio ci permette di garantire ai pazienti un accesso universalistico a tutta la gamma dei trattamenti”, ha sottolineato Beatrice Lorenzin, Membro della Commissione Bilancio del Senato.
Nonostante i dati positivi, la penetrazione di mercato nel Paese resta inferiore rispetto alla media europea a causa di un deficit informativo tra i cittadini. Molti pazienti manifestano ancora diffidenza verso il farmaco generico, temendo erroneamente che sia meno efficace rispetto al prodotto di marca.
“La prima cosa da fare è lavorare sulla consapevolezza anche tramite campagne informative”, ha spiegato Marianna Ricciardi, Deputata membro della XII Commissione Affari Sociali. “Puntare sull’equivalente significa generare efficienza, motivo per cui deve essere una priorità politica favorirne l’utilizzo anche nei contesti ospedalieri”.
I dati sui consumi mostrano inoltre un’Italia divisa in due: a fronte di un Nord più ricettivo, le regioni del Centro-Sud registrano percentuali di utilizzo decisamente inferiori. Per colmare questo divario, le assemblee legislative regionali hanno avviato programmi di informazione rivolti alle scuole e ai territori.
“Investire nei farmaci equivalenti significa rendere più resiliente e sostenibile la sanità pubblica”, ha concluso Guido Quintino Liris, Componente della Commissione Bilancio del Senato.
Il rafforzamento della produzione nazionale si conferma così la via maestra per tutelare i pazienti più fragili e assicurare la continuità terapeutica del Paese.
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L’integrazione tra istituzioni locali, ordini professionali e associazioni di categoria guiderà le prossime tappe della comunicazione istituzionale per estendere i benefici economici e sanitari dei medicinali equivalenti a tutta la popolazione.
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